Quasi un milione di giovani nati/cresciuti in Italia sono obbligati a vivere avendo sempre in tasca il permesso di soggiorno. Si sentono italiani, ma non possono dire di esserlo perchè considerati stranieri dalla legge italiana. Sono i figli di genitori immigrati che, in quanto tali, non possiedono la cittadinanza italiana.

In Italia, il diritto alla cittadinanza è infatti basato sullo "ius sanguinis" (diritto di sangue), per il quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è italiano, ed è regolato dalla legge n° 91 del 1992; a questa concezione si contrappone lo "ius soli" che stabilisce che è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori.

Questo il nucleo del tema rimesso in discussione dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo scorso 22 novembre 2011 ha definito "un'assurdità" negare la cittadinanza a chi è nato nel nostro Paese:

Il Presidente della Repubblica auspica quindi che il Parlamento lavori a una modifica della legge del '92 che porterebbe al riconoscimento dello "ius soli", senz'altro più adeguato ai tempi in cui viviamo in cui il multiculturalismo è una realtà che può costituire una gran risorsa.

Ma che cosa dice la legge attualmente in vigore? Come possono le seconde generazioni ottenere la cittadinanza italiana? E cosa accade negli altri Paesi del mondo?