Senegal 1987

Tra le palmeIl viaggio in Casamance, Senegal visto con gli occhi dei nostri giovani viaggiatori…

“Non è stata solo la loro situazione socio-economica a colpirci; la fame, la miseria, la sporcizia dei dispensari ci ha fatto capire quanto i senegalesi abbiano bisogno del nostro aiuto per sconfiggere queste piaghe sociali, ma il loro rapporto con queste tragiche realtà ci ha fatto capire quanto noi abbiamo bisogno di loro, quanto ci servano gli “insegnanti” che ci aiutino ad essere più elastici mentalmente, a lasciare la nostra dimensione per capire quella degli altri, a essere consci che una diversa realtà non può essere osservata, come in tv, mantenendo rigidi i nostri ideali”. (Orsola, 16 anni)

All’arrivo a Dakar l’impatto è un po’ duro, il caldo è impressionante e ci sconvolge la visione di bambini e ragazzi invalidi che ci chiedono l’elemosina.
La sistemazione in albergo al centro di Dakar non è delle migliori, tuttavia c’è anche il risvolto positivo: facciamo amicizia tra di noi commentando la situazione. Il mattino seguente siamo ricevuti dall’ambasciatore italiano a Dakar. In giro per la città con i ragazzi che studiano al centro culturale italiano abbiamo un contatto diretto con una delle tante realtà di questo Paese.
Nel pomeriggio visitiamo Gorée, isola da cui partivano gli schiavi durante la dominazione portoghese. Siamo impressionati dalle frasi scritte sui muri che ci riportano a un periodo vergognoso della storia dell’uomo.
Domenica 5 luglio comincia il nostro viaggio in pulmino per raggiungere la Casamance.

Durante il tragitto, non privo di contrattempi, abbiamo comunque la possibilità di divertirci lo stesso. Siamo nella Gambia, lunga è l’attesa dell’unico traghetto per Banjul, le auto e i camion in fila sono tanti, il caldo è opprimente.
Il primo campement nel quale soggiorniamo è a Baila, partecipiamo alla vita del villaggio, mangiamo nei piatti di legno riso, pesce e mango.
Incontriamo il direttore della scuola elementare che ci illustra il funzionamento del sistema scolastico e la problematica realtà della popolazione scolastica del Paese. Visitiamo il dispensario, incredibile per i nostri occhi di privilegiati: 4 letti, scarsi i medicinali e le attrezzature.
Ci prende una grande tristezza al pensiero di quanti muoiono per tutto ciò. Visitiamo poi la moschea e l’officina per la fabbricazione di terrecotte.Trascorriamo una giornata da turisti godendoci il sole sulle spiagge di Kafountine. Ci insinuiamo tra le bancarelle e i negozietti del mercato di Bignona.
A Thionck-Essyl alcuni di noi prestano la loro capigliatura per farsi fare le treccine dalle ragazze del luogo.Una magnifica avventura la viviamo partecipando al viaggio in piroga lungo i ballon, bracci di fiume per il fare il bagno con i ragazzi del luogo.
Animiamo la serata con giochi che coinvolgono i bambini: notevolmente apprezzati i premi.
Ad Affiniam abbiamo modo di vedere una tipica casa ad impluvium, consistente in una struttura circolare avente al centro del tetto di paglia una grande apertura per la raccolta dell’acqua piovana.
Eccezionalmente densa di tradizioni e di folklore è stata la festa di iniziazione tenutasi nel villaggio di Vinaki.
A questa festa che si tiene ogni venti anni, e che dura alcune settimane, partecipano tutti gli abitanti del villaggio
, i quali indossando abiti rituali, tra canti e danze, preparano i giovani candidati maschi al grande momento che culmina con il loro ingresso nel bosco sacro, dove avverrà la grande circoncisione spirituale, ossia la loro iniziazione ai misteri della vita e dello spirito.

La festa dell’iniziazione dei maschi, fatta ogni vent’anni, è stupenda, tutti vestiti a festa che ballavano, strepitavano, sparavano, con sciabole e coltelli.
Prima di entrare  nel bosco gli iniziati ricevono dai notabili le ultime benedizioni.
Grandi e piccoli fanno poi un circolo e i gruppi ballano indossando vestiti diversi, segno distintivo del loro stato. Hanno lunghi pantaloni plissettati, collane di crirì, vertebre di squalo, coltelli affilati e poi si esibiscono in danze e fucilerie”.
Il rumore è assordante, gli spari si mescolano al tintinnare ritmico dei ferretti percossi dalle donne.
Il giorno seguente visitiamo la cosiddetta diga dei cinesi realizzata da una cooperazione cinese-senegalese sul braccio di fiume prospiciente l’insediamento di Affiniam. L’opera, iniziata circa 7 anni fa e ancora in corso di ultimazione, ha lo scopo di impedire la risalita dell’acqua salmastra a monte del fiume, fenomeno che avviene a causa della scarsità di piogge e della portata delle maree oceaniche con conseguente inaridimento della vegetazione, depauperamento della fauna ittica e trasmigrazione delle specie animali più grosse che gravitano attorno al fiume: coccodrilli, ippopotami.
Ziguinchor: arriviamo in piroga e scopriamo la città.

Campement di Ziguinchor: è stupendo, pulito, grande con stanze a tre letti con grandi finestre. I gestori del campement ci danno la possibilità di variare il menu mettendoci a disposizione la cucina e tutto il necessario perchè noi stessi preparassimo i pasti di nostro gradimento. Così Cristina e Barbara ci cucinano 4 o 5 km di spaghetti e una montagna di frittelle che mangiamo seduti a tavola, in piatti di legno.
Qui è tutto molto bello in mezzo alla natura, sembra di essere tornati indietro di molti anni, quando io non ero ancora nata…La vegetazione è stupenda: alberi folti, fromagiers, raniers palmiers e alberi da frutto. Abbiamo visto anche l’albero del cotone.
Ma c’è estrema povertà nei villaggi, gli adulti sono in genere tristi, i bambini sempre sorridenti.
Un pomeriggio siamo invitati da Monsieur Goudiaby, direttore del centro artigianale a bere nella sua casa il tipico tè senegalese, e poi la visita al Grand Marché e alla sera danze e canti.
A Ziguinchor incontriamo anche il dottor Alfredo Camerini del progetto Cospe che ci illustra la struttura e l’organizzazione che promuove il progetto, le modalità e finalità del suo intervento nel Paese.
Educare ad una maggiore razionalizzazione nello sfruttamento delle risorse agricole e naturali, diffondere norme igieniche che consentano la conservazione e un corretto uso delle riserve idriche esistenti. offrire la propria consulenza e un finanziamento dell’80% per la realizzazione di strutture sanitarie, scolastiche e sociali.
Anche a noi si offre la possibilità di essere utili
: sfruttando la conoscenza della microlingua inerente il turismo, consigliamo agli organizzatori locali un modello di lettera che avevamo studiato in classe che viene poi ciclostilata e sarà organizzata per i contatti futuri.
Tappa successiva Enampore: qui vediamo alcune delle realizzazioni pratiche del progetto Cospe.  Ci sorprende il tipo degli aiuti che ci sembrano all’inizio piccole cose: coperture di pozzi, costruzioni di latrine, forniture di medicinali tutto questo però viene integrato con l’educazione agli abitanti senza mutare le loro abitudini.
La situazione sanitaria è molto grave, carenze alimentari e dissenteria.
Il campement di Oussouye è molto bello e caratteristico, si trova qui l’unico esempio di casa locale a due piani.
Nel pomeriggio raggiungiamo in piroga Karabane, un’isola stupenda dall’aspetto tropicale, spiaggia bianca e palme, avremmo voluto rimanere più a lungo, meraviglioso…
Finalmente il mare e un po’ di riposo a Cap Skirring: bungalow con luce elettrica, pasti abbondanti.
“Sulla spiaggia di Cap Skirring è stato fantastico, coi piedi nell’acqua, il sole che scaldava, parlare con i ragazzi che più o meno hanno la nostra età… è qui che ho avuto modo di accorgermi di una cosa che a prima vista non si nota, l’enorme tristezza che sta nei loro cuori e che si trasmette persino nelle canzoni o nei balli così tristi bui e quasi selvaggi, ma affascinanti e incantevoli. Quella canzone di Pape mi è rimasta nelle orecchie, forse era in diolà forse in wolof ma pur essendo triste e malinconica era stupenda”.
Palmarin
ci accoglie con capanne di legno e paglia, letti fatti con rami, zanzariere con buchi.
“Ma ciò che nel campement attirava e affascinava di più era la notte, in quelle stanzette buie con le moustiquaires l’ora del pranzo, cena, colazione e il bucato con l’acqua di quei posti per non parlare dei paesaggi che lasciavano senza fiato noi cittadini abituati a immensi grattacieli e casamenti”.
Qui vediamo un tramonto incredibile“.
Chiudiamo il soggiorno a Dakar, con una cena in un bellissimo ristorante il tutto organizzato da Bra, la nostra guida.
Ora mi pongo tanti interrogativi: perchè c’è tanta sproporzione fra noi e loro?
E mi rendo conto quanto noi europei ricchi di soldi e averi, siamo sciocchi quando ci preoccupiamo dei vestiti, persino del loro abbinamento con le scarpe, con lo smalto o con il rossetto e loro là che non possono fare queste scelte, perchè il vestito bello o rotto che sia, è uno solo e pure le scarpe, se le possiedono…guardando il mio guardaroba pieno di vestiti e le mie numerose scarpe di ogni genere mi rendo conto di essere egoista come tanti miei coetanei, ma anche quanto sia fortunata per essere nata qui.
Nonostante la povertà amo quei posti così tranquilli dove la concezione del tempo non esiste e la vita non è una corsa”.

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