Baltimora, USA 1988

Non è facile parlare di in paese che ha una superficie circa 30 volte quella dell’Italia, che rappresenta il coacervo più disparato di razze e popolazioni, dove convivono Indiani, Anglo-Sassoni, Negri Africani, Italiani, Cinesi e tanti altri. Quando si parla degli Stati-Uniti, viene subito in mente un pubblicità ossessiva che attribuisce ad esempio ad una bevanda dei poteri straordinari. Vengono in mente le statistiche che sottolineano il grande: i grattacieli più alti del mondo, e tutto ciò che, in qualche modo, è fuori dalla norma: lo scarpone formato Gulliver, la gente più grassa del mondo, la criminalità più diffusa. Il viaggio fino negli Stati Uniti è stato lungo e faticoso: in treno fino al Lussemburgo, e poi il grande balzo oltre l’Atlantico sorvolando Scozia e Groenlandia, dopo una breve sosta in Islanda. Il nostro soggiorno inizia a Baltimora, una bella città moderna, ricca e piena di vita in cui accanto ad antiche case dell’ottocento convivono grattacieli e belle strutture architettoniche, e insieme esempi di arte moderna. Il college di Notre-Dame che sorge in un bel parco alla periferia di Baltimora è un complesso funzionale e, naturalmente, grande! C’è una ricchissima biblioteca, un negozio, e persino il posto affisso. E’ qui che ci siamo hypernutriti per una decina di giorni ed è qui che, in camerette linde ed ordinate, abbiamo trascorso calde notti estive, e ancora qui che abbiamo studiato l’inglese con profitto e grande entusiasmo. La scuola è stata un’esperienza molto positiva e proficua grazie all’altissima professionalità dei docenti, per le attrezzature, i laboratori linguistici e i computer, per le aule funzionali, per il metodo di studio basato sul lavoro di gruppo e infine per la presenza di studenti provenienti da ogni parte del mondo.

(…) Siamo ormai alla partenza, con l’immancabile festa d’addio. Ma non è finita : ci aspetta New-York, la grande mela!

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