Loughborough, Inghilterra 1988

Loughborough, ridente cittadina a nord di Londra: ecco come viene raccontata da due giovani viaggiatori, tra riflessioni personali e…geografiche!

“Le scene di una commedia teatrale, o di una comica, si riflettono a volte nella vita quotidiana di ciascuno di noi; me l’hanno dimostrato questi 21 giorni trascorsi in Inghilterra. Sul palco si muovono maschere variopinte con gesti, suoni, parole: non fa più parte dei nostri sogni, ma di una reale esperienza che tuttora stiamo vivendo, filtrata attraverso i sentimenti che un ragazzo della mia età può provare.
Loughborough è una tranquilla cittadina del Leicestershire, a circa 200 km a nord di Londra, e non lontana da Nottingham; vanta una discreta tradizione industriale – in particolare fonderie e piccole aziende artigiane. La notevole quantità di acqua spiega la presenza delle numerose centrali energetiche che, sparse nei dintorni, sfruttano il carso dei fiumi per il loro sistema di raffreddamento. Nonostante ciò la regione ha conservato una piacevole campagna, ricca di sentieri dove passeggiare, o cavalcare. Loughborough ospita un’università rinomata per le sue facoltà scientifiche ed un college che organizza corsi estivi di lingua inglese: in pratica la nostra scuola. La scuola fornisce anche alloggio ai propri studenti, e noi abbiamo avuto la fortuna di essere sistemati in una tranquilla palazzina chiamata Gables per via della particolare struttura del tetto spiovente. Venti ragazzi stavano perciò alle Gables, dalle cui finestre si godeva di un delizioso panorama, mentre altri quattro di noi avevano preferito alloggiare presso famiglie locali”. (Uno studente)

“Eh, si! Non sembra, ma sono passate già tre settimane a tra poco torneremo a Bologna. In questo luogo ci siamo scordati dell’esistenza della televisione, della radio e di tutte le altre cose che ossessionano la nostra vita quotidiana. Mi sdraio sul letto e ripenso ai giorni trascorsi qui, sfilano davanti ai miei occhi cose che all’inizio erano difficili da accettare perché non rientravano nel mio stile di vita. E proprio queste cose che dapprima avrei preferito rifiutare, mi hanno aperto la mente per capire gli altri“. (Uno studente, 13 anni)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *