Colchester, Inghilterra 1989

Spaccati di vita da Colchester, estate 1989…

Una sera al Pub (…senza alcuna forma di campanilismo)

“Varcare la soglia di un pub è molto più che entrare in un locale qualsiasi: è entrare in un mondo che esiste parallelo a quello normale. I bocchettoni del lager si aprono ad intermittenza, dorati ed eleganti come becchi di rapaci, riempiendo uno dopo l’altro boccali da una pinta. La luce è calda, forse gialla e ambrata: riflette il colore del legno del bancone, dei tavoli e delle pareti. Il vociferare degli avventori misto alla musica di un juke-box fa da colonna sonora a questo ambiente.
Il pub sembra l’unico mondo in cui le tradizioni britanniche di sobrietà e controllo possono essere violate. E’ come il Carnevale: un momento in cui tutto è concesso ed accettato, grazie alla consapevolezza che comunque la trasgressione rimarrà celata dietro ad un bicchiere di birra come ad una maschera di Pulcinella.
Gli inglesi sembrano attendere la sera al pub per vivere la vita secondo gli istinti naturali, per sfogarsi e liberarsi della prigione tradizionale di ipocrisia e automatismo…ma questo loro sfogo è breve e in fondo il pub sembra un atto d’orgoglio.
I pub rivendicano anche una fama culturale, e non è raro vedere un’incisione con Dickens sulla parete di fondo, ma io credo che spesso la dottrina dei letterati e dei colti si perda nella confusione dei bevitori.
E cosa possono dire alcuni italiani in un pub?
Si radunano in un angolo e prendono da bere. Si distinguono anche senza volerlo, più che per i tratti somatici o per il vestire, per la diversa filosofia del bere e della baldoria. Ricreano nel loro piccolo un tavolo dell'”Osteria da Mario”, bevono spesso per il piacere del bere, per fare un po’ di confusione, per insultarsi o amarsi “in vino veritas”…e non solo per rivendicare il bisogno di essere umani con cinque sterline d’alcool”. (Francesco)

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