Ilkley, Inghilterra 1989

 

In aereoIn Inghilterra i nostri baldi viaggiatori hanno incontrato usanze differenti ed amici che hanno faticato a lasciare, ma soprattutto hanno fatto un viaggio alla scoperta di se stessi.

Dialogo con me stessa.
Io: Ciao, è la prima volta che vai in Inghilterra?
Ego: Sì, e tu?
Io: No, ci sono già stata.
Ego: Ho molta paura. All’aeroporto quando hanno chiamato il nostro volo e mia madre è andata via ho pianto. Nessuno mi ha vista, ma ho pianto.
Io: E’ normale. Tutti facciamo così la prima volta che lasciamo la famiglia. Ti piace l’inglese?
Ego: Sì, ma…non lo so molto bene, i miei mi hanno costretta a fare questo viaggio. Io non volevo. Ho paura dell’aereo, odio il cibo inglese e non credo di resistere tre settimane senza la mia gatta.
Io: Non so, credo sia necessario che tu ti adatti a questa vita.
Ego: Sì, ma solo per sopravvivere a queste tre settimane. Tutti dicono che l’inglese sia indispensabile al giorno d’oggi, ma non mi piace viaggiare e penso di fare un lavoro in cui non è necessario parlare una lingua straniera. Mia madre ci tiene molto lo stesso a farmi imparare l’inglese. Non capisco perché.
Io: Lei lo parla?
Ego: No, non ha studiato nessuna lingua straniera.
Io: E avete mai conosciuto qualche inglese, al mare o in montagna?
Ego: Sì, al mare. Ma non parlavano italiano. Una sera, durante la cena all’albergo, hanno cercato di parlarci ma non sono riuscita a capire quasi nulla. Mio padre, visto che non capivo, mi prendeva in giro e rideva.
Io: E tua madre?
Ego: Era seria, sembrava triste. Non capisco perché. Non è un dramma se non riesci a parlare con qualche inglese, chissà dove sono adesso!
Io: Credi che non sia importante parlare con altri, anche di piccoli particolari, della vita di ogni giorno?
Ego: Sì, ma non vedo perché si debba parlare della nostra vita proprio con degli inglesi. Preferisco parlare con degli italiani!
Io: Potresti trovarti fra degli stranieri e avere non solo piccoli problemi riguardo il cibo e le abitudini, ma anche grandi problemi riguardo la solitudine e la tua situazione di persona. Pensi di poter vivere senza gli altri?
Ego: Ma…io non ho questo problema. Posso parlare in italiano!
Microfono: Ladies and Gentlemen, welcome to England!
…Non credo che un dialogo o una discussione possano risolvere i problemi, è però possibile approfondire le ragioni e se stessi. E’ molto bello poterlo fare con persone che definiscono “famigliari” abitudini, situazioni e luoghi ben diversi dai nostri. Soprattutto si comprende meglio che l’uomo al difuori di ciò che usualmente si dice è uguale dappertutto. La sua natura, la nascita, la vita e la morte sono comuni a tutta l’umanità. Per questo vorrei imparare l’inglese”. (Una studentessa)

Strange events: lunedì 3 luglio era il primo giorno di scuola e abbiamo imparato a conoscerci per mezzo di vari giochetti con un’arancia, che alla fine della lezione era qualcosa di irriconoscibile. Il giorno non è stato molto emozionante, ma la sera lo ha riscattato. Alle sette siamo andati al cinema a Bradford per vedere “The Last Crusade” (di cui ho capito l’intera trama dopo essere arrivata a casa e avere tradotto il titolo, per la cronaca: “L’Ultima Crociata”). Quella sera era sciopero dei treni e finito il film siamo corsi alla stazione degli autobus per prendere quello delle dieci e venticinque, che però abbiamo tragicamente perso. Tutti ci guardavamo in faccia e nelle nostre menti si aggiravano i più strani ed oscuri pensieri, fino a quando un’idea brillò fra le altre: andare in taxi. Così alleggerito di tre o quattro sterline il portafoglio siamo arrivate a casa. Ma non è finita qua, per molti la notte è stata lunga. Infatti, prima abbiamo dovuto spiegare cosa esattamente era successo e poi la famiglia ci ha chiesto di raccontargli il film. Così ormai stanchi morti la nostra inventiva si è sviluppata al massimo per riuscire ad andare finalmente a letto“. (Eleonora)

“A volte mi sorprendo incantata osservare le persone nei loro gesti, nelle loro abitudini… e chi l’avrebbe mai pensato che dietro la fredda precisione degli inglesi si nascondessero, come in un guscio compatto, persone briose, socievoli, allegre, che amano la natura e che spesso e volentieri si svegliano di buon ora la domenica mattina per una sana escursione nelle zone meno agevoli, lungo le valli o sulle montagne. Sui libri di scuola la civiltà inglese appare ben diversa da come si presenta in realtà; e la precisione, l’ordine e la tipica compostezza sono, a mio avviso, quasi una maschera a volte troppo difficile da portare, e l’insofferenza di alcuni di essi può sembrare trasgressione!”. (Claudia, 17 anni)

“Molti probabilmente trovano l’esperienza di studio all’estero in college più divertente di quella in famiglia, ma, con mia grande sorpresa, io non la penso così. La vita in famiglia è divertente, alla sera passo ore e ore a parlare con le mie sorelle inglesi“. (Francesca, 16 anni)

Come ci si sente prima di partire? Quali sono quelle paure che non ti fanno dormire e che poi, improvvisamente, svaniscono quando ormai ci sei, ce l’hai fatta, sei nel pieno del tuo viaggio? Leggete qui…

“30 luglio 1989, Bologna

Caro diario,
ti ho scritto per confidarti le mie paure. Domani partirò per l’Inghilterra. Ti confesso che, nonostante tutte le difficoltà che ho dovuto superare per convincere i miei a partire, ho molti timori. Fino a ieri non ci pensavo, ero troppo presa dai preparativi, dal salutare i miei amici, etc. Ma ora, nel momento in cui tutto è pronto, non sono sicura di volerci andare. E’ la prima volta che mi allontano così tanto da casa mia senza neanche un amico o un conoscente, tutta sola. Non so se riuscirò a sopportare tutto ciò per ben tre settimane. Mi viene da pensare: e se i ragazzi del gruppo non sono simpatici, e se in famiglia mi trovassi male? Come farei senza l’appoggio dei miei genitori e dei miei amici? Mi rendo conto che quest’esperienza può essere molto importante per me, soprattutto per rendermi più autonoma e per superare la mia timidezza, non solo per migliorare il mio inglese. E poi per me è sempre stato un sogno andare in Inghilterra. Ma ho molta paura. E poi a questo punto non posso e non voglio più cambiare idea”.

“16 luglio 1989, Ilkley (GB)

Caro diario,
sono ormai passate più di due settimane da quando sono arrivata. Mi rendo conto che molti dei miei timori erano infondati. Infatti la mia famiglia qui in Inghilterra e i miei nuovi amici sono molto diversi da come me li aspettavo: molto simpatici. In particolare la famiglia che mi ospita mi ha accolta, fin dal primo giorno, quasi come una di loro, in modo gentile, e facendomi sentire a mio agio. Penso che loro mi abbiano aiutato ad evolvermi. Infatti mi rendo conto di essere un po’ cambiata da quando sono partita. Non sono mutata solo nel modo di parlare inglese, ma anche nel modo di vedere e giudicare le cose. Credo che sia stato importante stare per un po’ di tempo lontana da tutti i miei amici e famigliari soprattutto per imparare a conoscermi meglio, sia per quanto riguarda le mie possibilità, sia per quanto riguarda i miei limiti. Ora però desidero con tutto il cuore rivedere tutte le persone che conosco a Bologna e ritornare a casa”. (Laura)

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