Kharkov, ex URSS 1989

Vice Sindaco Eugenio Riccomini:
“L’aspetto più importante è che questi ragazzi non fanno del turismo superficiale, ossia non passano da un ostello ad un albergo o museo stando sulla superficie ma vanno dentro le famiglie, dormono nel letto di un ragazzo come loro, mangiano a tavola di un ragazzo come loro, parlano, vedono la televisione, fanno una vita di famiglia. Credo non ci sia modo migliore per disincrostare tutti i pregiudizi che si hanno quando si va all’estero“.

“…siamo arrivati, per noi comincia una nuova vita, tra quindici giorni quando dovremo partire saremo cambiati, un po’ più cresciuti e maturi. Può darsi che questa nuova realtà ci deluda, ma cercheremo di partire per questa nuova esperienza senza pregiudizi come solo noi giovani sappiamo fare. Noi giovani italiani e i giovani sovietici siamo gli ambasciatori di una nuova era, i migliori che le nostre due nazioni abbiano mai avuto”. (Anna, 18 anni)

“Fuori dal finestrino vedo un gruppo di persone che sorridono, si agitano, parlano tra di loro…sono I nostri amici sovietici, tutti hanno in mano fiori, ci sono fotografi e giornalisti, finiremo sul giornale! Due di loro, in abito tradizionale ucraino, ci vengono in contro offrendoci il pane e il sale, ropetendo così il rito con il quale venivano accolti gli ospiti più cari”.

“Voglio conoscere le idee, lo usanze di questo popolo così diverso e lontano da noi: così ci siamo accostati alle numerose visite che ci hanno mostrato alcuni aspetti della loro organizzazione sociale e culturale”.

“Desidero, innanzi tutto, ringraziare coloro che ci hanno offerto la possibilità di vivere questa straordinaria esperenza umana e culturale. Solo favorendo la reciproca conoscenza tra i popoli e, in particolare, tra i giovani si costruisce una cultura di pace”. (Antonio)

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