Kharkov, ex URSS 1990

Mosca - Piazza RossaEbbene sì: i giovani che hanno viaggiato con il Comune di Bologna hanno toccato la storia con mano. Ecco cosa ci raccontano di Kharkov.

“I ragazzi russi conducono un genere di vita un po’ diverso da quello occidentale (…) molti, infatti, sanno suonare uno o più strumenti musicali. Amano anche assistere a concerti, opere, balletti; cose che i ragazzi italiani fanno ben più di rado (…) è bello poter vedere che ci si può divertire anche senza cercare sempre cose nuove e strane” (Federica)

Penso che questa sia in assoluto la parte più importante del nostro viaggio: il contatto umano stabilito con nuove persone. Ma per alcuni può essere anche il punto più difficile da superare. Un ragazzo timido può trovarsi a disagio tra persone che cercano immediatamente di instaurare un rapporto profondo. Ed i Sovietici sono veramente splendidi da questo punto di vista: la loro casa diviene immediatamente la tua casa” (Francesca)

Venendo a Kharkov mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Spero che Kharkov e tutta l’Unione Sovietica nell’inevitabile e rapida evoluzione che avranno grazie alla perestoika sappiano usufruire dei nostri errori per non commetterli di nuovo e per non essere sopraffatti dal progresso”. (Carlo, 18 anni)

“E’ una sensazione meravigliosa quando ti svegli la mattina e, pur non essendo nella tua camera, ti senti a casa. Ed è proprio l’indimenticabile contatto umano instaurato in questi quindici giorni che te lo permette. E la conoscenza attiva delle usanze e del modo di vivere di persone, molto diverse da noi, ma che pure ci sono così vicine, che ti lascia un segno” (Francesca)

“Aspetti di vita quotidiana: sposi dopo il matrimonio. Eccola…lui ventenne e lei diciottenne, giovane coppia di sposi che si dirige, fiori alla mano, sorrisi sinceri e forzati in viso, verso la grande madre patria, passo dopo passo, fino ai suoi piedi…deponendo il mazzo in memoria dei caduti, la coppia si augura lunga vita e tanta felicità, nella speranza che un giorno così bello non vada vanificato in un prossimo futuro…passo dopo passo la coppia torna verso l’auto nuziale, mentre gli occhi della grossa statua, la madre patria, sembrano aver osservato tutta la scena…la coppia ora volge il suo cammino verso una strada difficile e piena di preoccupazioni, mentre lapidi commemorative scivolano via ai lati del percorso” (Andrea, 18 anni)

“Aspetti di vita quotidiana: pallottoliere. Si entra in un negozio, si guarda, si sceglie e si va per pagare…in pochi attimi, muovendo rapidamente palline bianche e nere su e giù, la commessa ti dice il totale e lo batte alla cassa…sembra strano, ma è proprio così: lo strumento per i calcoli è proprio il pallottoliere, oggetto delle antichissime origini, ma che in Unione Sovietica trova ancora un largo impiego…e si rimane incantati, la prima volta, ad osservare queste palline che corrono lungo le aste di metallo, guidato da mano abile ed esperta, mentre si attende di conoscere l’importo della spesa” (Andrea, 18 anni)

Fila dal benzinaio…Auto dopo auto, minuto dopo minuto, tutti in fila per fare rifornimento di benzina…Chi con impazienza, chi in silenzio, chi leggendo il quotidiano, chi parlando con altri: passano il tempo aspettando quasi invano il camion con la benzina, che sembra non giungere mai…Intanto c’è chi fra i vari automobilisti si lamenta più di altri di questa situazione di disagio, battezzandola “perestoika”. (Andrea, 18 anni)

“Questa esperienza in Unione Sovietica ha fatto sì che si radicasse in me , ancor più profondamente, la convinzione che la fraternità tra i popoli è indispensabile per la pace nel mondo, al di là delle differenze etniche, culturali e linguistiche.” (Cristina, 19 anni)

Una risposta a Kharkov, ex URSS 1990

  1. FRANCESCA TEDESCHI scrive:

    Ciao, sono Francesca Tedeschi e ho partecipato a questo fantastico viaggio a Kharkov nell’estate del 1990. Un viaggio che ha lasciato dentro di me un segno indelebile, che mi ha profondamente cambiata, che mi ha fatto maturare.
    Un viaggio che ho profondamente desiderato. All’epoca vivevo con i miei genitori e con i miei nonni. Ho dovuto lottare per convincere tutta la famiglia a fare questo viaggio, a farmi ospitare 15 giorni in una famiglia di perfetti sconosciuti, ma soprattutto ad ospitare 15 giorni a casa nostra uno sconosciuto. Tutto questo era veramente troppo per i miei genitori, ma soprattutto per i miei nonni, la cui mentalità era un pò troppo conservatrice. Ma io sono sempre stata tenace, e sono riuscita a convincerli! Alla fine, quando Yuri, il mio amico russo, ha lasciato la nostra casa per tornare dai suoi, sono stati i miei genitori e i miei nonni i primi a commuoversi. Quest’avventura ha cambiato anche loro.
    Sono tantissimi gli episodi che ricordo come fosse oggi.
    Primo fra tutti, quando sono arrivata a casa di Yuri, dopo un lungo viaggio pieno di speranze, d’impazienza e di entusiasmo. Il palazzo era un enorme grattacielo, in una zona che ricordava le nostre periferie urbane un pò degradate. L’ingresso era fatiscente, e io ero stanca e intimidita. Ma appena si è spalancata la porta di casa, tutti i miei dubbi e le mie paure si sono dissipati, e hanno lasciato spazio ad una grandissima gioia. L’appartamento era molto accogliente: traspariva la povertà della famiglia, ma i particolari erano curati e l’amore e il calore delle persone riusciva a trasformare gli ambienti e le cose. Appena entrata, mi accolsero la mamma e la nonna di Yuri. In particolare la nonna sembrava una matrioska in carne ed ossa: truccatissima e sorridente, mi ha stritolato in un abbraccio affettuosissimo, baciandomi le guance con grande affetto.
    Un altro episodio da ricordare era il momento della colazione. La famiglia di Yuri era molto povera, ma nei miei 15 giorni di soggiorno mi ha trattato veramente come una regina. Basti pensare che a colazione, tutte le mattine, mi facevano trovare caviale e champagne! Io, abituata alla classica colazione con burro e marmellata, il primo giorno sono rimasta un pò spaesata, ma poi mi sono abituata subito al burro e caviale!
    Quello che mi ha maggiormente stupito è la grande cultura dei ragazzi che abbiamo frequentato a Kharkov. Tutti sapevano suonare almeno uno strumento musicale, parlavano perfettamente l’inglese, e avevano una cultura classica e un’amore per l’arte in generale veramente molto sviluppati. Insomma, un vero esempio per noi!
    Invece mi ha sbalordito e rattristato l’estrema povertà che in generale traspariva dalle strade, dai quartieri, dalle città (all’epoca esisteva ancora l’Unione Sovietica). I negozi erano deserti, persino i famosissimi grandi magazzini Gum, sulla Piazza Rossa a Mosca. I locali si affidavano ad una sorta di contrabbando, di mercato nero di qualsiasi genere, dall’alimentare all’oggettistica. I souvenir che ho acquistato (una backlava – la chitarra locale – degli orologi, dei gioielli di bigiotteria) me li ha procurati la mia famiglia russa, perchè altrimenti era impossibile trovare qualsiasi cosa nei negozi.
    I nostri amici russi erano anche dei grandi atleti. Ginnastica artistica, nuoto, tantissime discipline erano normalmente praticate dai ragazzi. Ricordo che un pomeriggio siamo andati in una piscina comunale. Tutti i nostri amici erano dei perfetti tuffatori: si tuffavano senza batter ciglio dal trampolino a 10 metri, mentre io tremavo dalla paura!
    Insomma, un viaggio veramente indimenticabile, che mi ha permesso di conoscere un mondo che immaginavo fosse completamente diverso, e che per me è stata una vera scoperta.
    Oggi ho 38 anni (quasi 39) e ho due figlie piccoline. Il mio desiderio è che anche loro facciano questa splendida esperienza, anzi magari più di una! Appena avranno l’età giusta glielo proporrò.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *