St. Louis, USA 1996

La spontaneità dei sentimenti di questa gente è davvero sorprendente: gli amici hanno libero accesso alla casa, possono mangiare e bere quello che vogliono, possono utilizzare le loro utomobili…cose mai viste in Italia!”

“L’ostacolo più grande da superare è stato quello di rendermi consapevole che lontano da casa non mi conosceva nessuno e che niente per loro era scontato: dovevo impegnarmi ad essere chiara, a sorridere se ero felice, a piangere se ero triste. Penso, quindi, che la chiarezza e la spontaneità siano gli elementi essenziali per far si che il meccanismo difficile dello scambio funzioni”.

“Non avrei mai creduto che fosse così affascinante confrontarsi con persone di culture diverse dalla tua, non per scoprire chi è migliore ma per conoscere modi diversi di vivere, opinioni differenti. Di solito l’uomo ha paura di ciò che conosce, giudica strano e, a volte, persino sbagliato tutto ciò che è diverso da lui”. (Valentina)

“La cosa di cui mi sono resa conto solo a distanza di tempo è che NY, o meglio Manhattan, non è la vera America, è l’America che ci immaginiamo noi piena di vita, quel modello che tentiamo di imitare, ma non è la vera realtà americana. A Manhattan sembra tutto possibile, anche la convivenza tra bianchi e neri, cosa che a St. Loui è piuttosto sofferta”.

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