Tallinn, Estonia 1997

“Arriviamo all’aereoporto di Tallinn dopo qualche attesa (non paghiamo il visto che siamo tutti minorenni) ci ritroviamo con gli ospiti. Evelin (la mia ospite) mi accompagna a casa sua e io rimango un po’ sorpresa perché mi aspettavo che la sua casa fosse “diversa “, in qualche modo più rurale, invece è un appartamento arredato stile anni ’60. La sua camera è proprio bella e penso che ci starò benissimo”.

Tallinn è una città diversa dalle altre che ho visto, le costruzioni sono di diversi stili, di sera gli ospiti ci portano ad un concerto con gruppi locali, mi è piaciuto molto anche perché abbiamo avuto la possibilità di vedere la città fino a tardi con la luce del sole”.

“La mattina prendiamo un autobus pubblico che poi diventa il nostro privato. Questa volta nessun estone ci accompagna ed a un certo punto attraversiamo un blocco di soldati che ci guardano in modo strano. Arriviamo in una città dove gli edifici sono disabitati e le strade sono quasi deserte. La nostra guida ci spiega che fino al I992 c’erano i russi e che questa era una delle loro basi nucleari sottomarine importanti. Quelli che abitano qui adesso sono persone che non possono permettersi abitazioni migliori. Questa città era importante perché controlla uno stretto dove il mare anche d ’inverno non ghiaccia mai. Sulla via del ritorno la guida che accompagna me e altre italiane sulla sua macchina ci confida che queste non sono cose da far vedere a dei ragazzi e che lui avrebbe scelto dei parchi di divertimento o cose del genere; ma io non sono d ’accordo perché, a parte la paura iniziale, sono contenta di aver visto anche questo lato “oscuro” e terribile dell’Estonia e penso che se si vuole veramente conoscere un paese è necessario conoscere tutte le facce anche le più spiacevoli”. (Marina)

“Partenza. Cosa posso dire? Quello che più o meno diranno tutti: l’Estonia è un paese non meno interessante degli altri perché più lontano o meno pubblicizzato; mi sono divertita molto e sono stata bene in famiglia. In fine, tornerò a casa con più bagagli di quelli che avevo all’andata, non solo per i souvenirs materiali, ma anche per quelli affettivi”.

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