Dublino, Irlanda 1998

 

“Fare piano  per non svegliare nessuno alla mattina presto, chiedere il permesso per ogni piccola cosa, notare le differenze ma scoprirsi in fondo uguali e, soprattutto, sentire intorno a sé il calore di chi vuole farti sentire come a casa. La convivenza con questa nuova famiglia irlandese si mostra ogni giorno più piacevole (…). Mi cucinano spesso la pasta, si stupiscono se chiedo da bere semplice acqua e non coca cola, sorridono compiaciuti del fatto che mi piacciono i cereali a colazione ma non capiscono se non mangio il loro fantastico burro d’arachidi, adorano il silenzio e rimangono interdetti di fronte a qualcuno che urla, ma non passano sicuramente un minuto della loro giornata senza ascoltare la radio  o guardare la tv…Sembrano contraddizioni ma sono anche l’aspetto più buffo del mio vivere in questa host-family! Certo potrebbero mettere un po’ meno sugo nella pasta , profumare un po’ meno le varie stanze, non costringere le nostra giovani menti ad ore e ore di giardinaggio in tv ma, in fondo, la cosa più importante è che restino sempre così aperti e generosi!” (Elena)

“Altro che ‘Home sweet home’! Qui a Dublino si sta benone ! Il cibo non è proprio il massimo (vi raccomando proprio gli spaghetti scotti inzuppato di cipolla), fa un freddo polare, un debole raggio di sole pare un un miraggio in questa landa ombrosa, ma e sicuramente più interessante aspettare un autobus venti minuti qui che non a Bologna. Lontano da casa: sola con i miei pensieri, problemi, preoccupazioni ? Triste e malinconica per gli amici e parenti rimasti al di la delle Alpi e della Manica? Schifata dal cibo e sorpresa dalle dimensioni sproporzionatamente grandi degli snack? Certo che no! Sono sola e vero  sola assieme a una banda di 23 pazzi bolognesi e in una scuola piena ricolma di spagnoli, italiani, portoghesi e francesi pronti a fare balotta e stare assieme. Sola nel mezzo di una marea di studenti stranieri che si affollano con i loro zainetti stipati sui pochi e insoliti autobus di linea color verde pisello. Lontano da casa: per imparare meglio l’inglese e perfezionare il mio spagnolo,  soprattutto con la mia compagna di stanza, un amore di ragazza che non si sveglia mai la mattina e mi ha presentato a tutti gli spagnoli del college come ‘la mia italiana che parla nel sonno e ascolta musica punk ‘. Lontana da casa: colline verdi, soffici praticelli, casette unifamiliari con giardino, l’oceano e la sua acqua gelida piena di meduse. Paesaggi meravigliosi che ti lasciano senza parole: lo sguardo incantato nel vuoto, la mente persa in pensieri senza fine e le guance rigate da dolci lacrime di commozione. E’ l’Irlanda ragazzi! E non poteva essere diversamente essendo cosi lontano da casa. Trenta minuti di pullman e quattro ore d’aereo, compresa una di fuso orario. Non è poi  cosi tanto, pero la differenza è palese e balza agli occhi appena sbarcati dall’aereo: prima di tutto il vento che ti scompiglia i capelli ogni singolo momento della giornata. Lontano da casa: l’unica cosa che mi manca sono i maglioni di lana che la Mutti mi aveva consigliato di mettere in valigia e che invece io ho furbescamente lasciato nel cassetto a Bologna. Lontano da casa: a quando il prossimo viaggio?” (Francesca)

 

 

 

 

 

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