Parigi, Francia 1999

“Conversando in francese ho imparato che è difficile capire e farsi capire  anche se si ha studiato la lingua diversi anni a scuola. L’importante per parlare correttamente è fare molto esercizio di vocabolario; noi italiani spesso, quando non riusciamo ad esprimere una certa parola, ne inventiamo una simile che spesso può essere addirittura un controsenso! Mi hanno insegnato, invece, ad esprimermi con altre parole simili o anche con giri di parole. In ogni caso al bar, nei negozi riuscivo a farmi comprendere, così anche giocando a calcio con i ragazzi francesi o chiedendo informazioni per strada… Quando non riuscivo a farmi capire parlavo in inglese, che minestroni! Infine, questa esperienza è stata, allo stesso tempo, divertente ed istruttiva!” (Anonimo)

“Arrivo alla stazione ore 20 spaccate. Guardo verso l’edicola: gente raggruppata, seduta sulla propria valigia, con genitore a seguito. Anche io sono qui in stazione e sto per partire per Parigi. Le persone che mi stanno intorno credo siano le mie compagne di viaggio: perfette sconosciute, alcune si lamentano di non voler partire, altre osservano timidamente le ragazze vicine, altre ancora salutano i genitori… Tra noi non spiaccichiamo una parola. Sul treno si apre il sipario, comincia lo show: si comincia con le solite domande “che musica ti piace?”, “allora anche tu conosci tizio?”, “anche a te manca il tuo ragazzo?”. Piccoli intermezzi, mezze confessioni, risolini per dimenticare quello che ci siamo lasciati alle spalle. E così, a forza di chiacchiere il gruppo prende forma, si lega, si evolve. Susanna mi sorride, Barbara mi confida i suoi pensieri. Alla fine siamo tutte e tre stipate e felici in un letto a due piazze, ogni sera aspettiamo con trepidazione l’arrivo del… Scusate! Hanno bussato, vado ad aprire…”. (Alessandra)

 

 

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