Dublino, Irlanda 2000

Affascinati dai paesaggi, i ragazzi descrivono la loro straordinaria esperienza irlandese…

“Il primo punto interrogativo con cui devi avere a che fare è la famiglia. Appena arrivi al college ti troverai in una piccola hall dove avrai di fronte tanti begli irlandesi sorridenti e per la maggior parte di età piuttosto avanzata. Devi farti coraggio! Sei costretto a baciare la tua direttrice, una certa Geraldine Hegarty, e tutta la tua famiglia. Devi mettere in conto che puoi andare in una villa di lusso o in un quartiere malfamato. Quello su cui puoi fare affidamento, però, è su molta disponibilità da parte dei nuovi genitori, e questo è quello che è successo a me.” (Anonimo)

Non credevo esistessero ancora luoghi dove il cielo è così limpido. Ascoltando Jeff Buckley appoggiata a un tavolo da ping-pong, riporto alla mente le immagini di un’isola dell’oceano Atlantico, vicino alla verde Irlanda, l’ultima terra per i poveri emigranti, poi: l’America. Dormire in un ostello per la prima volta. Cucinare, pulire, cantare e finalmente dormire. Quelle camere strette e fredde e odoranti di legno fresco; in quelle camere, tutti stretti per scaldarci, abbiamo gettato le basi per nuove amicizie, nuovi legami, chi lo sa, nuovi amori, prima ostacolati dai binari della Dart e dalle ore di scuola. E poi, più sicuri e sereni, siamo montati sulle nostre bici, guidati da un amico straniero, e abbiamo affrontato le strade sterrate e immerse nei campi, volando quasi, col vento freddo di questa terra fra i vestiti e i capelli e la nebbia densa sulla pelle, in sella a bici che parevano variopinti destrieri colorati, addestrati per condurci dove la terra, il cielo e il mare finalmente si incontrano. Non credevo esistessero ancora luoghi dove l’erba non è stata calpestata. In cima a una rupe, 40 o più metri a strapiombo sul mare. Non riesco a descrivere quello che ho visto: c’era l’oceano, che respirava, c’erano le nuvole che correvano forti, l’orizzonte mischiava i colori del mondo per crearne dei nuovi, c’era incredibilmente il sole, e il suo calore sulla pelle era come una benedizione, c’erano i miei compagni di viaggio, c’era del cibo e delle sigarette, e c’era tanto silenzio. Tornati da questo luogo incredibile, dopo una cena “irlandese”, trovare una chitarra ci ha permesso di riposare al suono delle nostre voci, e poi di nuovo giù in spiaggia, ad adorare la luna e a salutarla, tutti insieme, a squarciagola: “Buonasera, Signora Luna”. Non credevo esistessero ancora luoghi dove la luce della luna può avvolgere ogni cosa. Seduta qui, ora con l’assillo di dover scrivere a voi quello che succede qui, vi dico: qui si vivono esperienze irripetibili, se ti lasciano il fiato e la libertà per approfittarne.” (Paul)

“Appena scesa dall’aereo mi accorgo di quanto spettacolare possa essere l’Irlanda. La cosa che ti colpisce di più sono i colori, che qui brillano di una strana luce. I vari toni di verde dei prati e degli alberi penso si trovino solo qui (d’altronde qui piove 360 giorni l’anno). Ma anche l’azzurro del cielo ha tutta una serie di sfumature che trovi solo in questo strano cielo di Dublino. Già, perché il cielo di Dublino, e questo sembra assurdo, è più alto del nostro cielo. Ti puoi fermare a guardarlo per ore e accorgerti che le nuvole si muovono velocissime e incantarti a guardare i giochi di luce e sognare. Attraversando l’Irlanda si può capire la passione degli irlandesi per le fate e i folletti. Le casette e i piccoli prati racchiusi dai muretti di sassi che sembrano costruiti secoli fa, ricordano il mondo delle fate delle storie per bambini. In Irlanda hanno una vera passione per le case, sono il loro orgoglio, con i tetti di paglia (quelle in campagna) o fatte tutte di sassi, coloratissime con le finestre e le porte rosse, blu, verdi, viola… non ce n’è una uguale all’altra! La cosa che mi mancherà di più dell’Irlanda sarà sicuramente fermarsi ad ammirare questo mondo delle favole che ti fa dimenticare tutto quanto non vada per il verso giusto, semplicemente guardando le nuvole.” (L.Paul)

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