Sunshine Beach, Australia 2002

 

Un tuffo nella Great Barrier Reef!
“Finalmente la giornata dedicata alla barriera corallina è arrivata: la mia famiglia mi scarica al molo con un’ora di anticipo. Sono solo le sette. Non c’è quasi nessuno se non qualche pescatore e un ragazzo che mi urla: “Hey girl, happy to be alive.” L’isolato è quello tipico australiano: tristissimo, grandissimo, costruito nella maniera migliore per sprecare spazio, quindi dopo due passi sto sul ponte di legno a congelarmi tra le barche a vela del jetty in attesa degli altri. Quattro ore più tardi, dopo due ore di nausee collettive, mi sto muovendo tipo papera sulla poppa della barca, con due pinne azzurre enormi ai piedi, una maschera rosa fucsia calata prontamente sugli occhi (dopo il dovuto sputacchio), un boccaglio verde flash già addentato e una muta nera più grande di due misure, noleggiata per ben 6 dollari sperando di riuscire a difendermi dall’acqua che ad occhio non sembra subito calda. Bene, tre chili di crema (ero già stata avvertita che in 45 minuti qui ci si scotta) e comincio a calarmi con agilità esemplare dalle scalette. Dopo essermi saldamente aggrappata ai manici per evitare una scivolata nell’acqua fredda senza preparazione psicologica, mi volto e controllo la situazione: l’acqua è blu, vasta, immensa e qua e là macchie verde smeraldo proprio sopra i coralli. Ok, vado. Blu e sabbia sul fondo. Tre pinnate e il fondale cambia completamente: ad un metro dalla mia pancia cresce tutta una sfilza infinita di chiazze di coralli. I colori predominanti sono marrone, giallo e verde, ma voltando lentamente in acqua la faccia vedo attraverso il vetro della maschera spruzzi di colore viola, blu intenso, rosso, arancione.
Là un branco di pesciolini grandi quanto il mio indice tutti blu flash a righe viola, qua una conchigliona su una formazione calcarea verde che respira (o si chiude per protezione, non so) con due labbroni bianchi, a pochi palmi da me sguazzano dei pesci pappagallo coloratissimi, più in là una stella marina a cinque punte viola è aggrappata come una ventosa ad un corallo bianco a puntini neri di fianco ad un pesce rosso bordeaux che ha due righe bianche sul muso. Bleah! E’ salatissima l’acqua! La sputo fuori del boccaglio e mi riimmergo tra i lumaconi neri che stanno gommosi e pacifici sulla sabbia di quel fantastico mondo sottomarino“. (Clio)

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