Dublino 1, Irlanda 2004

Dublino in ogni sua sfaccettatura!

“Se in Gaelico, che da queste parti è la vera lingua – non crediate di sentirvi a casa se ve la cavate very well con l’Inglese -…, EIRE vuol dire “Benvenuto”, chissà cosa vuol dire Dublino? Per me vuol dire città dal cuore colorato – impossibile trovare due case o due porte dello stesso colore -, talvolta interrotta da qualche monumento antico ……..o da bellissimi giardini. Nelle piccole stradine vedi ovunque sorgere pub con visibilissime ed invitanti GUINNESS sulla porta, che farebbero venire voglia di essere irlandese a chiunque non astemio… ma non preoccupatevi, mamme: ci pensa la legge a salvaguardare i vostri figli dall’alcolismo! Infatti da queste parti, appena accenni un passo verso qualunque beveraggio alcolico, ecco che qualcuno scatta su chiedendo la carta d’identità e facendoti fuggire a gambe levate se minorenne! Superando le infinite stradine stracolme di negozietti di ogni genere, di McDonald’s, Burger King, Fish & Chips (tutte catene di alimenti molto salutari!), ammirando il panorama dal secondo piano dell’autobus (eh sì! Il secondo piano e’ troppo ganzo, se riesci a salirci), ti accorgi dell’evolversi sulla città man mano che ci si allontana dal centro: da affollate stradine colorate del centro si passa ad eleganti quartieri residenziali stile “plastico del mio quartiere ideale”. Le case sono tutte villette a due piani con giardino, talvolta interrotte dagli immancabili pub o take -away molto affollati da noi collegiali stranieri, stradine tranquille e deserte tranne che nelle ore di entrata/uscita dei college estivi dove noi andiamo. Noi ragazzi siamo sparpagliati in famiglie che vivono in vari di questi quartieri periferici: io sono finita a Dean’s grange e, come suggerisce il nome, dalla finestra della mia “host-bedroom” posso ammirare un bellissimo (sono seria) cimitero in stile gotico, abitato principalmente da corvacci enormi con beccacci ed artigli di acciaio (ora so come il regista de “Il Corvo” si è ispirato) sempre pronti a far piazza pulita dei rarissimi rifiuti per strada.
Qui il senso civico è molto diffuso: ci vorrebbero in Italia viottoli così puliti. Ma forse alla pulizia contribuiscono anche le frequenti piogge: un lato negativo di Dublino è infatti il clima. Il sole è un lusso, la pioggia e il venticello-gelido-che-ti-penetra-le-ossa un regalo elargito quotidianamente ed abbondantemente da madre natura! E noi turisti giriamo con ombrelli e quattro maglie addosso (i più calorosi) tra innumerevoli irlandesi che tranquillamente girano in t-shirt di cotone, troppo impegnati ad infilarsi nel loro pub preferito.
Qui, a Dublino, sì che ci vorrebbero chilometri di portico, altro che Bologna!
Vorrà dire che se non avrò migliorato il mio livello (molto precario) d’Inglese, avrò almeno acquisito dimestichezza con l’ombrello (aprire l’ombrello in 0.0003 decimi di secondo senza spaccarlo non è un’arte da poco)!!!”. (Francesca)

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