Comarca Guadalteba, Spagna 2008

Cosa ci raccontano i ragazzi che andarono in Spagna nell’estate del 2008?

È il 30 giugno, ore 10.25, siamo fermi in fila per il check-in. L’adrenalina mi sale fino alla gola, non ci posso ancora credere, sto per partire verso un posto che mi è stato descritto stupendo. La mia fame di avventura è sempre più insistente! Non vedo l’ora di arrivare! Si avvicina il momento dell’imbarco e la mia euforia è alimentata da simpatiche battute e l’impellente primo volo! Eh già… 17 anni e mai salita su un aereo, fino ad oggi. La vacanza è partita benissimo, splendida emozione volare e persone fantastiche con cui stare! Ora, l’8 luglio, posso dire che è stata un’esperienza stupenda!” (Barbara)

“Un diamante in un cofanetto di soffici campi verdi: Ardales. La luce si diverte a giocare con le sue sfaccettature: se lo osservi dalle ripide stradine non vedi altro che il suo bianco abbagliante, ma ti basta salire un poco, per esempio su un castello, per ammirare la vista rossa dei tetti; ed eccolo che di notte si spegne, grigio di buio con un ultimo riflesso rosa che illumina la chiesa. Quando guardi per la prima volta Ardales ti pare sfigurato dalla scura rocca che lo sormonta, ma il puzzle subito si ricompone: è un diamante grezzo; un pezzo di terra della miniera non vi si è voluto staccare, non si è avverso alle pale dei minatori come la natura andalusa non si sottomette all’uomo a alle sue costituzioni. Ma ci convive, e “l’orrenda” rocca nera diventa un alleato dell’uomo, nasce una fortezza che si trasforma pian piano in tempio e in castello, con il tempo e con il suo popolo. Già, perché il diamante non è soltanto bello, ma ogni suo spigolo ti racconta una storia, fatta di isole e placche, di etnie e di latte, di accoglienza, distruzione e tradizione. È così che ricordiamo Ardales: incastonato tra i lapislazzuli di un lago e l’oca di una cueva. Che gioiello.” (Elena)

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