Malta 3, Bugibba/Sliema 2007

Dal 8 luglio al 22 luglio 2007 i ragazzi partiti per Malta si sono appassionati per la storia e le tradizioni dell’isola.

Malta e i maltesi“Come ben si sa, Paese che vai tradizione che trovi. Arrivati qui a Malta, ci si accorge subito di non essere più a Bologna. La prima cosa che ho notato è stata la guida a sinistra. Insomma, non che ti cambi la vita, ma è comunque rilevante. Di sera, secondo me è tutto un altro dire: lucine da tutte le parti, e discoteche quasi totalmente gratuite. Dico discoteche al plurale, perché qui a Paceville vi è un intero quartiere con disco-pub e cose del genere. Siamo qui da una settimana e già ce ne intendiamo. Un confronto che noi italiani non possiamo non menzionare è il cibo, è dura adeguarsi. Proviamo a tuffarci nei fast-food di tutti i tipi e kebab, ma se uno pensa alla salute….! Quindi consiglio a chi dovrà partire di farsi una bella scorpacciata di buon cibo italiano a casa. Qui a Malta, inoltre la gente del posto parla al minimo tre lingue: inglese, maltese, italiano. Noto con piacere e orgoglio che l’influenza italiana è molto sviluppata. Lo stile architettonico dell’isola e prevalentemente Barocco. Ah, se venite qui, preparatevi a vedere panorami color Beige, dovuti alle costruzioni con la famosa pietra maltese. Ciao a tutti.” (Camilla)

“In un caldo pomeriggio di luglio ci recammo all’antica capitale di Malta: Mdina, la città silenziosa, la nobile signora dell’isola. La città ha origini che si perdono nella notte dei tempi maltesi (all’incirca nel tardo neolitico), ma rispetto ai vicini, i suoi abitanti non bramarono mai la costruzione di templi, del tutto assenti nelle vicinanze. Col passar del tempo la proprietà dello sperone roccioso su cui sorge passò di mano in mano frequentemente: fu capitale dell’isola per Fenici (è stata qui ritrovata la prima stele bilingue che consentì la traduzione del fenicio), Romani (la trasformarono in una metropoli che viveva di miele e fondi rubati alle altre province da simpatici vecchi governatori e liberti claudiani che stabilirono qui le loro residenze estive), Cristiani (con il tipico orgoglio locale religioso, i Maltesi asseriscono che questa fu la prima comunità di cristiani convertiti del mondo, ad opera di San Paolo, e la guida acconsente!), Arabi (si divertirono seppellendo sotto il loro cimitero le ville romane). Dopo vennero i Normanni (Vichinghi amanti del caldo equatoriale della zona) che lasciarono un bel municipio in stile gotico, gli Aragonesi, gli Spagnoli ed infine i cavalieri di san Giovanni. Si segnalò poi come città sfortunata geologicamente a causa di un disastroso terremoto che la rase al suolo completamente, ma venne prontamente ricostruita dai cavalieri che ne fecero il trionfo del pesante, ridondante e ricchissimo barocco maltese. Ad ultimo, sui suoi balconi venne dichiarata la rivolta contro l’occupazione francese. Ebbene, la città è cinta da possenti mura i cui fossati sono piantati ad aranci. Essa con i suoi bastioni, torreggia sulle piane vicine, sfoggiando emblemi araldici di nobili famiglie. All’interno ci movemmo tra alte facciate in cui si accavallavano le decorazioni barocche, specialmente nella zona residenziale del gran maestro, molto curiosa per la leggiadria delle false colonne e degli archetti rinascimentali italiani. Per il resto, eccettuate le chiese barocche e il seminario (molto apprezzato dal signor La Rovere e comunque molto bello), le vie mantengono quella magia medioevale delle ombre e delle fughe visive che invoglia a girarla in solitudine per carpirne i segreti (sinagoghe, quartieri greci, ombre utili alla guida “Alhoa” per non sciogliersi al sole). E poi v’erano i suoi viottoli, freschi e silenziosi prima del nostro arrivo. Tra piazzette rigogliose e piantate a palme e ignoti “Carrob tree” (così li chiamò la possente guida), ci recammo verso una degna, e felice, fine: una meravigliosa vista sull’intera Malta. Essa era come ai nostri piedi e si espandeva in tutta la sua mediterranea bellezza fatta di macchie arbustive, villaggi, giallastre fattorie, enormi chiese e un invitante fresco mare, promessa agognata di un refrigerio. Saluti” (Riccardo)


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