I diari premiati del 2015

2 Luglio, Horsham, 7:10 ora locale
Caro diario,
è il primo giorno, sono un un po’ spaesata, in allerta, non so cosa aspettarmi, non conosco quasi nessuno e sono in camera da sola.
La camera è minuscola e il fatto che io la debba condividere soltanto con delle falene mi rattrista ancora di più.
Ma spero di non dormire per 15 notti da sola in questa camera, spero di farmi nuove amiche con cui condividere impressioni, paure e punti di vista, perché ora li ho tutti per me e mi sembra di esplodere.
Ma ora devo andare, è tardi e non voglio arrivare in ritardo a colazione da subito.
Vediamo cosa questo primo giorno mi riserverà, non ne ho proprio idea.
Ti scrivo stasera, a presto.
Horsham, 23:10 ora locale
E’ andata benissimo: sono entusiasta, contenta, più leggera e spensierata, i compagni sono tutti simpatici, aperti e disponibili, mi sento già una del gruppo ed è solo il primo giorno. Tutte le paure sono evaporate, si sono condensate e sono finite in cielo sotto forma di una grande nuvola che ora ricopre il cielo sopra la mia testa e sopra questo stravagante college che ricorda tanto Hogwarts. Sono poche le ore trascorse qui e già vorrei che non finissero più. Mi manca la mia migliore amica, la mia famiglia, le tagliatelle di mia nonna e il mio letto soffice, ma potrò sopravvivere a questa avventura e sono certa che sarà anche una grande avventura.
Teresa Ferraresi, Horsham 2015

“Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”. Così canta Gabriele seduto in riva al mare con il suo caro ukulele. E sulle note di Cremonini piano piano ci aggiungiamo tutti al coro. Il tramonto ci fa da sfondo perfetto e allora, come si uniscono le nostre voci, così anche i nostri cuori. Ne abbiamo passate tante in queste due settimane fra le risate in classe e le chiacchierate troppo lunghe per durare una sola notte. E così, seduta sulla spiaggia, sento che questa è la felicità, che per una volta sono nel posto giusto al momento giusto e con le persone giuste. Nonostante sia a più di mille chilometri da Bologna, io sono a casa. So che però non durerà per sempre, tra qualche giorno prenderemo l’aereo di ritorno e torneremo alle nostre solite vite, a fare le solite cose. Certo, riprenderanno le solite abitudini e sembreremo gli stessi, ma noi lo sappiamo già che, ritornati a casa, guardandoci allo specchio non ci riconosceremo più. Queste due settimane non finiranno con l’arrivo a Bologna, ce le porteremo dietro e ne faremo ricordi. Racchiusi in qualche fotografia che ritireremo fuori in qualche giornata noiosa in cui non sapremo cosa fare, quando inconsciamente ci ritroveremo a sorridere davanti a delle immagini. Mancano sempre le parole giuste anche se ci sarebbe parecchio da dire su queste giornate appena passate. Come fai a spiegare tutte le emozioni che hai provato e sperare davvero che qualcuno capisca? Una cosa che di sicuro non mancava mai erano le risate, perché non importava cosa facessimo, cosa succedesse, affrontavamo qualsiasi cosa con un sorriso sulle labbra, che è la cosa migliore. Giovani sempre con il sorriso sulle labbra. Ci sono persone che non finiscono mai di volersi bene semplicemente perché ciò che li unisce è più forte di ciò che li divide. E allora, forse, Cremonini aveva ragione. Non importa quanta strada hai percorso, quante difficoltà hai incontrato, alla fine del tuo viaggio ti guarderai indietro e vedendo quanta strada hai fatto e salutando per l’ultima volta i tuoi compagni capirai quanto tutto questo ti abbia fatto crescere.
Sofia Galante, Malta 2015

Assapora la differenza
“Taste the difference” – assapora la differenza – questo leggo sulla confezione di cereali mentre faccio colazione. Non è la solita colazione nella solita casa nella solita cucina. Mi trovo infatti a Southampton ed è solo il primo giorno delle due settimane di vacanza studio.
Sono ancora un po’ teso e ho mille dubbi in testa: “Mi saprò far capire?” “Farò figuracce?” “Saranno gentili?” “Hanno già ospitato altri ragazzi?” “E il cibo?” Già, il cibo, non è facile cambiare abitudini alimentari, provare nuove cose. Dopo qualche secondo, la mia attenzione torna su quella frase: “TASTE THE DIFFERENCE”, probabilmente solo un comune slogan pubblicitario per la famiglia che mi ospita, magari non l’hanno nemmeno notato, ma io lo prendo come un prezioso consiglio.
Finita la colazione ci dirigiamo a scuola e i miei pensieri passano ad altro. Al momento del pranzo tiro fuori i panini che Tracy ha gentilmente preparato per me e li “analizzo” per cercare di scoprirne il contenuto. Poi, seppur con qualche dubbio, mi decido ad addentarlo, ha un buon sapore, lo divoro in pochi secondi e così anche il secondo. Stessa cosa posso dire della cena quella sera e anche del giorno dopo e quello dopo ancora…. va sempre meglio e giorno dopo giorno acquisto sempre più sicurezza e mangiare diventa intanto un piacere e non vedo l’ora che sia pronta la cena.
Credo che il cibo sia una parte importante della cultura di una nazione, e non solo perché mi piace mangiare, ma perché grazie alla mia host family ho la possibilità di conoscere i nuovi gusti e assaporare la differenza. “TASTE THE DIFFERENCE”.
Alessio Conti, Southampton 2015

Sono le cinque del pomeriggio di una domenica piovosa. Sono seduta a gambe incrociate sul morbido letto della mia accogliente e luminosa stanza nella casa della mia host family. L’unico rumore che si sente è quello prodotto dalle lancette di un grande orologio a muro alle mie spalle che scandisce i secondi che passano e per un attimo credo che tutto questo sia un sogno e non la realtà! Il silenzio e la magica atmosfera che si era creata vengono rotti da qualcuno che accende la radio in cucina. Mi spunta un sorriso sulle labbra non appena riconosco una canzone. Fuori continua a piovere violentemente e si è alzato un fortissimo vento che fa sbattere i rami degli alberi del giardino contro la grande finestra della stanza. In questa piccola camera dalle pareti verdi mi sento protetta e al sicuro. Non riesco ancora a credere che fra due giorni me ne andrò da Worcester e tornerò in Italia dalla mia famiglia. Sono state due intense ma bellissime settimane. E’ normale non aver sentito la mancanza di nessuno e non voler lasciare questa meravigliosa cittadina in Inghilterra? E’ stata una esperienza divertente e utile per consolidare e migliorare il mio livello di inglese. Sono venuta a conoscenza di tradizioni e abitudini inglesi a me ignote e ho visitato dei bellissimi musei. Sono stata in città famose come Oxford e ho potuto godere di un panorama spettacolare sulle Malvern Hills, ma la vera scoperta è stata la stessa Worcester e i suoi abitanti. In qualsiasi luogo tu vada le persone si mostrano molto disponibili nei tuoi confronti, sono amichevoli e gentili. Chi lavora nei negozi del piccolo centro cittadino è molto paziente e le cassiere sfoderano sorrisi sinceri anche se una persona non compra niente in quel negozio e chiede loro soltanto una informazione. Tutti i passeggeri prima di uscire da un autobus ringraziano l’autista, che risponde cordialmente ad ognuno di loro. Gli abitanti di Worcester e la nostra host family vivono rispettando gli altri e non egoisticamente pensando solo a loro stessi, al loro benessere. Questa apertura verso l’altro e questa collettiva e contagiosa gentilezza rendono Worcester non semplicemente una città, ma una città che vive e lascia vivere. Sento qualcuno a passi pesanti salire le scale e d’istinto mi alzo dal letto. Sofia, la mia migliore amica, irrompe nella camera e con un sorriso a trentadue denti dice che Helen e Richard hanno finito di cucinare e che è ora di cenare. Affamate attraversiamo lo stretto corridoio e guardo fuori da una finestra. Ha smesso di piovere ed è comparso un arcobaleno.
Sorrido.
Emma Bisagni, Worcester 2° turno

 

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