Francesca Popolizio, 2011

Francesca Popolizio è una giovane artista che ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Nel 2011, vince il Premio Iceberg del concorso di Flashfumetto Siamo Lieti di averla tra noi – I racconti di Stefano Benni a fumetti: vince così l’opportunità di svolgere una residenza artistica di una durata di un mese presso l‘ECLA – écrit cinéma livre audiovisuel di Bordeaux. Tornata a Bologna, ci racconta la sua esperienza con entusiasmo.

“All’ECLA di Bordeaux, mi hanno accolto come non avrei mai immaginato. Tanti confort. Mi hanno fatto trovare in casa persino la spesa per i primi giorni! Ogni cosa era curata in ogni minimo dettaglio e Corinne e Lucie, hanno saputo mettermi a mio agio da subito. Sono due persone straodinarie e con un esperienza molto ampia in “accoglienza” per via delle numerose residenze artistiche. Nell’appartamento c’erano diverse mappe della città e una brochure con numeri di telefono di ogni genere, informazioni necessarie, punti d’interesse per i trasporti: tutto ciò che può essere importante per una straniera. E ciò mi ha fatto sentire a casa. Mi hanno dato la sicurezza che se ci fosse stato qualsiasi problema loro sarebbero state lì con me e così è stato. Sono ancora commossa da una tale dedizione e cura. La casa, nel centro storico, era molto grande ed era accessoriata meglio di casa mia!

Avevo uno studio all’interno dell’appartamento, al piano superiore, con computer, scanner e stampante, ma ho sempre lavorato nella stanza principale a piano terra, su un tavolone grande, come piace a me.

Ho lavorato al fumetto che sto portando avanti da un po’, sulla vita di un personaggio a cui inizia a crescere una pianta rampicante, una clematide, in un orecchio. Molto lento, quasi muto. Inoltre ho progettato e abbozzato la rilettura di “Scarpette rosse”: quest’ultimo sarà un racconto affidato solo alle immagini, è mia intenzione riscrivere un pò il senso della fiaba di Andersen. C’è qualcosa che non mi torna in quella fiaba, nonostante l’amore per le le immagini fiabesche della storia in questione.

Ho avuto la fortuna di legare con alcuni autori, conosciuti durante il primo pranzo ufficiale. Mi hanno invitato a lavorare con loro e mi hanno ospitato nei loro laboratori-atelier per molte giornate, convincendomi che da soli in casa tutto il giorno si lavora meno bene. Anzi, si esce pazzi! Dividere i luoghi della vita privata da quelli della vita lavorativa rende meno alienati. Inoltre sono punti di incontro-scambio quotidiano, essendo spazi condivisi tra più persone, variabili da 4 a 8. Bordeaux è piena di queste tane-atelier e questa è una differenza notevole rispetto ad altre città dove ho abitato.

Le librerie sono un altro punto di incontro notevole, è un piacere vedere tanta gente con libri in mano scambiarsi opinioni. Quando entri in libreria ne esci ubriaco.

Angouleme è un festival incredibile, non bastano due giorni se vuoi vederlo per bene tutto. Anche perchè non ho mai visto così tanta gente concentrata davanti agli stand.
Io ricordo solo che sono stata risucchiata dallo stand Editori Indipendenti e che non ne sarei più uscita. Io una cosa così non l’ho vista mai.

Durante questa residenza ho scoperto un modo di lavorare sereno, gli atelier sono una cosa da importare secondo me. Dalle chiacchierate con i vari autori viene fuori una cosa vecchia come il mondo ma importante da tener presente: la professionalità è frutto dell’esperienza. Bisogna trovare il modo di farla, cimentandosi con tanti lavori. In francia ci sono più opportunità che questo accada nonostante la crisi sembra abbia colpito anche l’editoria francese. La residenza è stata un bella esperienza e chissà, forse si apriranno nuove opportunità oppure no. Sicuramente l’opportunità di stringere amicizie in ambienti diversi è sempre un grande bottino.

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