Riscoprire il viaggio: l’esperienza di Pierluigi Musarò e di YODA

Un tempo considerato un mezzo di crescita spirituale, il viaggio è oggi sinonimo di svago, spensieratezza, relax. La voglia di viaggiare oggi incarna valenze diverse e complementari rispetto alla nostra routine quotidiana: una parentesi ludica, una ricreazione indispensabile per smaltire le fatiche del lavoro. Frutto della doppia morale sottesa alla dimensione turistica: un’etica puritana e produttivista per la nostra routine quotidiana, un “diritto allo svago” e alla trasgressione che assume la funzione di valvola di sfogo quando siamo in vacanza.di valvola di sfogo quando siamo in vacanza. Il “diritto alla vacanza” ha trasformato il viaggio in un attraversamento dello spazio in macchine veloci, capaci di trasportarci lontano pur stando fermi. Da viaggiatori siamo diventati turisti, consumatori di un tempo “liberato” che solo in apparenza è separato dal tempo di lavoro, fruitori di immagini stereotipate, cose “da fare” e luoghi “da non perdere”. Andiamo in una città perché sappiamo com’è, l’abbiamo vista in televisione o sulle riviste specializzate, sui cataloghi o nel web, nelle foto degli amici. Da scoperta, il viaggio diventa sempre più una verifica di ciò che conosciamo già: un’esperienza di sguardi da collezionare, da esibire al rientro mentre raccontiamo agli amici: “ho fatto il Messico, ho fatto la Francia”.

Eppure noi volontari dell’Associazione YODA restiamo dell’idea che l’esperienza del viaggio, per quanto legata a una mobilità turistica, non si possa ridurre alla mera osservazione dei luoghi, perché, come scriveva Steinbeck, sono i viaggi che fanno le persone, e non viceversa. Dal 1996 YODA è una rete di relazioni, un gruppo di persone che interagiscono, progettano e realizzano attività in Italia e all’estero, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone all’idea del viaggio non solo come semplice vacanza, trasgressione, svago, ma come n’esperienza dove si possa trovare la sfida, il rischio, il desiderio di scoperta del mondo vicino e lontano da casa. I campi di volontariato e gli scambi culturali che da molti anni promuoviamo sono infatti volti a favorire l’incontro e la conoscenza con altre persone e culture: si tratta di viaggi di 2-3 settimane, basati su partnership internazionali, in cui le attività dei partecipanti sono un’occasione per stabilire relazioni di scambio con la popolazione in loco, opportunità di apprendimento culturale, sociale e linguistico, e spesso momenti di partecipazione a progetti di cooperazione internazionale. Una cooperazione che si propone di educare al dialogo interculturale attraverso la partecipazione attiva e la condivisione di esperienze, con l’intento di decentrare la percezione di noi stessi e ontribuire a sensibilizzare la popolazione locale in merito alle altre culture.
Pierluigi Musarò

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