di Michela Bellofiore

Esistono guerre di cui non abbiamo mai sentito parlare e di cui nessuno si preoccupa? Conflitti che si consumano in luoghi sperduti della Terra lontanissimi da noi e che per questo siamo portati a considerare di serie "B" rispetto ad altri? Chi si trova quotidianamente di fronte agli occhi le immagini dei bombardamenti in Iraq o in Medio Oriente non può non chiedersi quanto di vero o di "pilotato" ci sia nei servizi che vediamo in televisione o negli articoli che leggiamo sui quotidiani. Quale percentuale di ciò che accade nel mondo arrivi alla nostra conoscenza e quanto invece rimanga fuori dalla nostra portata, dimenticato o trascurato per chi sa quali motivi.
A queste domande e a molte altre ha cercato di rispondere la Caritas Italiana in questo saggio nato dalla collaborazione con le riviste "Famiglia Cristiana" e "Il Regno". La ricerca ha tracciato un quadro generale della situazione dei conflitti nel mondo, ma per offrire un esempio tangibile e rappresentativo è stata condotta un'analisi più specifica su sette casi studio (Angola, Colombia, Guinea Bissau, Kosovo, Palestina, Sierra Leone, Sri Lanka) tenuti in osservazione per due anni e mezzo. Sono stati presi in considerazione i quotidiani nazionali più autorevoli, le radio e le tv, le agenzie di stampa e i portali internet, per verificare lo spazio da loro dedicato ai conflitti presi come campione, la costanza della copertura su una determinata area e la qualità del servizio di informazione.
E il risultato di questa ampia e articolata ricerca ha portato ad una triste considerazione: la maggior parte delle guerre che si consumano nel mondo non è conosciuta dall'opinione pubblica e i media non se ne occupano. Perché?
Perché si tratta di conflitti che si svolgono in zone remote che non ci toccano neanche lontanamente, perché la comunità internazionale tutto sommato non ha particolare interesse né può trarre vantaggio dall'intervenire e perché la notizia di un conflitto sperduto nell'altro capo del mondo non crea audience né aiuta a vendere più copie. Queste sono le motivazioni reali, ma non rappresentano risposte soddisfacenti, né tanto meno etiche.
Gli episodi recenti, come la strage alle Torri Gemelle o la guerra in Iraq, ci hanno insegnato che non esistono più guerre lontane. Che le conseguenze di un conflitto distante migliaia di chilometri si sentono ovunque e possono portare vittime, case distrutte, aziende fallite e disagi sociali anche da noi. Le dinamiche della globalizzazione hanno messo in discussione il concetto di vicino e lontano e ci impongono di affrontare in modo più responsabile i problemi che riguardano la comunità mondiale.
Il saggio proposto dalla Caritas Italiana non si limita all'accusa o alla denuncia di questa situazione ma propone dei validi rimedi. Per prima cosa occorre informare. E i media hanno un ruolo fondamentale in questo. La pluralità dell'informazione di cui oggi sentiamo tanto parlare non dovrebbe consistere solo nell'offrire diversi punti di vista su un unico fatto, ma nel fornire una panoramica completa su tutto ciò che accade intorno a noi nel mondo. Dimenticare non è solo un'offesa alla dignità umana, ma un pericoloso strumento di distruzione: "se l'informazione abdica, la disinformazione prospera" leggiamo nella ricerca "e i professionisti di quest'ultima si coalizzano con i professionisti della guerra, in un gioco di rimandi, in cui lo stereotipo è la versione non detonante del cannone".
"Le istituzioni hanno la responsabilità di cambiare rotta" leggiamo ancora "ma i fatti dimostrano che la latitanza della classe dirigente è grave". Anche in questo frangente politico l'importanza di una corretta e tempestiva informazione è fondamentale. I media hanno il potere di sollevare l'interesse dell'opinione pubblica su una determinata situazione e di spingere quindi le alte cariche della politica ad occuparsene. Una buona informazione può prevenire i conflitti e determinare una decisa volontà di intervento, quando la situazione è ancora trattabile e relativamente meno costosa.
Educare alla pace quindi è il messaggio che la Caritas Italiana propone in questa sua ricerca. Un messaggio però responsabile, dove l'impegno etico non si limiti al semplice pacifismo buonista e astratto, ma diventi promessa concreta di risoluzione.

I conflitti dimenticati di Caritas in collaborazione con Famiglia Cristiana e il Regno
2003, 152 pp.
Prezzo: 8 euro
Editore: Feltrinelli