L'infezione da HPV (contratta tramite rapporti sessuali) è ritenuta causa necessaria all'insorgenza del 70% dei casi di cancro del collo dell'utero. In Italia vengono diagnosticati 3.500 nuovi casi/anno di cancro del collo dell'utero e 1.000 donne/anno muoiono tuttora per questa patologia. 
La vaccinazione è indicata per le giovani dai 9 ai 26 anni e l'Italia è primo paese dell'Unione Europea che, per decisione del ministro della Salute Livia Turco, la concederà gratuitamente alle ragazze dodicenni a partire dal gennaio 2008. Il tumore al collo dell'utero è il primo tumore che l'Organizzazione Mondialie della Sanità riconduce quasi totalmente ad una infezione da papillomavirus umano (HPV), di cui sono stati identificati 100 e più tipi infettanti, di cui un terzo si associa in entrambi i sessi a lesioni del tratto ano-genitale, sia benigne che maligne.
Il vaccino va prescritto dallo specialista e somministrato in tre dosi entro sei mesi. Il massimo beneficio è per le bambine che non hanno ancora avuto rapporti sessuali e quindi non sono entrate in contatto con il Papillomavirus. 
Il professor Umberto Veronesi ha commentato la messa in commercio del vaccino come: "Una grande notizia per le donne, ma non deve far pensare che il pap test sia uno strumento superato. Il vaccino è importante, ad oggi, soprattutto per le generazioni future, vista la sua somministrazione gratuita alle dodicenni". Quello della lotta al tumore del collo dell'utero rimane quindi per l'oncologo, "un tema aperto: la vaccinazione per le donne tra i 20 e i 30 anni, più vicine alla soglia di età a rischio, è importante almeno quanto lo screening periodico del loro stato di salute".