Quando gli operatori di Dedalus hanno scelto con quelli di Flashgiovani di aprire questa rubrica si sono dati, come unica indicazione, quella di lasciarsi “catturare” da una canzone e, partendo da quella, parlare degli argomenti che maggiormente ci scrivete nelle vostre mail. Sono trascorsi appena tre mesi dall’inizio di “Una canzone per te” ed ecco che ci avete messo davanti al limite che questa sola ed unica indicazione, che ci eravamo dati, in verità ci pone!

Succede sempre così, quando ci si apre all’incontro con l’altro, inevitabilmente la strada su cui si era scelto di camminare diventa stretta ed insufficiente per passeggiarci insieme.
In tantissimi in questo ultimo tempo ci avete scritto parlandoci di problemi relativi all’ amore, o meglio, alla scelta dell’ oggetto d’amore, dell’ oggetto sessuale: sono gay? Sono lesbica? Sono un uomo intrappolato nel corpo di una donna? Mi passerà? E’ un periodo di transizione? Tornerà tutto nella norma?

Quante difficoltà nel rispondervi! Ci chiedete consigli relativi ad un corpo che non ci permettete di incontrare nell’anonimato di queste mail. Mettete in gioco una questione centrale della fisicità e poi, in qualche modo, vi sottraete all’incontro con uno psicologo in carne ed ossa. L’incontro, quello vero, mette in gioco gli occhi, la voce, le mani, l’immagine, il tatto, l’odore, tutto il bello e tutto il brutto, che l’impatto tra due esseri umani porta con sé.

Questo tenere fuori gioco il corpo è quello che si dice “un sintomo della contemporaneità”: la meraviglia di internet, del cellulare, ci permettono di scindere anima e corpo, pensieri e fisico, parole e voce, rintanandoci per bene nel nostro cantuccio di timidezza, di paura, di incertezza. I pensieri superano le azioni ed a volte accade che ci invadano, che non siamo più in grado di comprendere il limite tra fantasia e realtà.
Lo sappiamo, ce l’hanno detto ormai milioni di volte, la sessualità, in gran parte è composta da fantasia e, in buona parte, anche da solitudine.

Comincia così l’incontro con la sessualità quando non ci sono traumi o violenze: con la solitudine. Guardando, sentendo, toccando, nel bambino si formano dei desideri, delle preferenze che lo porteranno, in pubertà, a sviluppare le sue fantasie sessuali. Le fantasie poi si scontrano con la realtà dell’ incontro con l’altro e, come dicevamo prima, quando questo avviene, spesso succede che stravolga la strada in un senso o in un altro. Ecco allora che alcune fantasie, se vissute, diventerebbero insopportabili o ecco che l’incontro produce fantasie che non ci eravamo mai immaginati di sognare. Il corpo ci parla, si sottrae o si offre, ci fa piangere o prova piacere, ci fa venir voglia di lasciarlo lì e di scappare con la mente il più lontano possibile o ci coinvolge a tal punto che vorremmo fonderlo con la nostra anima senza faglie. Il terreno su cui si cammina ora si fa davvero incerto, il passo non è sicuro: chi sono io? Cosa voglio da me, dall’altro? Sono un perverso? Sono anormale? Che paura certe notti!

Ho cercato a lungo una canzone che potesse dire qualcosa di speciale su questo argomento, ho chiesto ai miei amici, ho consultato youtube, google, ma niente mi ha convinto davvero, niente di ciò che ho ascoltato mi sembrava potesse avere un messaggio in qualche modo “universale”. Si rischia di diventare faziosi quando si trattano questi argomenti: i gay, le lesbiche, i sadomasochisti, i trans, i feticisti…i normali. Sapete che le categorizzazioni a noi di Dedalus non piacciono, gli scaffali dove si può scegliere un prodotto anziché un altro non ci incantano, le bandiere delle squadre di appartenenza amiamo sventolarle solo allo stadio. La sessualità, è intima, unica, riducibile solo alla particolarità più nascosta che caratterizza ciascuno di noi. Come parlarvene allora in modo generale, senza incontrarvi, senza guardarvi negli occhi, senza ascoltarvi uno ad uno?

Stavo camminando verso Dedalus con il mio immancabile lettore mp3, un po’ sovrappensiero, un po’ sovraffollata di pensieri che riguardavano le vostre mail, questa rubrica…è partita la voce di Miguel Bosè. Lo ascoltavo cantare in una lingua sconosciuta, di cui si possono intuire i suoni, di cui si possono condividere le origini, che fa sentire un po’ a casa ed un po’ in un paese lontano. Lo ascoltavo cantare una poesia che, in quanto tale, non si chiude su se stessa, non produce risposte, non dà consigli, apre invece alle domande, ai ricordi, alle fantasie, la comprensione parziale del testo in lingua straniera poi ne moltiplica l’enigma, ne amplifica il mistero.

E così con la voce straniera di Miguel ho compreso ciò che mi sarebbe piaciuto dirvi riguardo questo tema tanto delicato: apritevi all’ incontro, con un compagno, con una compagna, con un amico, con uno psicologo…incontrateli! Coinvolgetevi, mettete di mezzo il vostro corpo, lasciate che la vostra strada cambi, muti, si fermi e poi riparta. Non svendetevi, non buttatevi via perché non sapete quale strada scegliere, non provate tutto perché non vi sentite in grado di decidere… incontrate.

L’incontro richiede lo sforzo di tenere insieme la vostra anima ed il vostro corpo, non mandate uno o l’altro da soli all’ appuntamento, si sentirebbero smarriti, non comprenderebbero dove finiscono le fantasie  e dove comincia la realtà.
“Te amarè” canta il nostro Miguel “con un grito in carne viva”. Un grido in carne viva, questo è quello che stavo malamente cercando di dirvi, tenete insieme il corpo e la parola, il grido e la carne viva, andate incontro all’altro in questo modo, con tutta la “rabia de mis anos”, con la passione, con l’intensità di cui siete capaci. Solo in questo modo riuscirete a capire chi siete, cosa cercate in una relazione, cosa chiedete alla vita ed all’amore, se amate un uomo oppure una donna.
Miguel, dopo aver esortato la passione, continua la sua canzone e decide di “ponerte algun ejemplo” di cos’è questo suo amore: “te amarè con tu mala ortografia y tu no saber perder con defectos y manias te amarè”.

Ho scritto quasi due pagine e potevo solamente lasciarvi ascoltare la canzone che riesce a dire infinitamente meglio di me. Vi auguro questo coraggio, di aprirvi all’altro con i suoi difetti, la sua brutta ortografia, le sue manie, lasciatevi sconvolgere, travolgere, trovate in voi la forza di promettere “te amarè”. Non amate l’ altro perché è bello come ve lo immaginavate nelle vostre fantasie, amatelo perché ha dei difetti assurdi che non vi aspettavate e di cui improvvisamente non potete più fare a meno. Questa è l’unica strada per non farvi sopraffare dai pensieri, dalle paure di non essere normali, di avere qualcosa che non funziona. Partite per l’incontro con l’ altro con le vostre fantasie ma non lasciate a casa il corpo, mi raccomando… qualunque cosa scoprirete in questo modo su voi stessi non farà così paura, ve lo garantisco!

Buon ascolto intanto: vi suggerisco la versione nel duetto con Laura Pausini, d’altronde non si può parlare d’amore senza essere in due, no?

Con la paz de las montañas te amaré
con locura y equilibrio te amaré
con la rabia de mis años
como me enseñaste a ser
con un grito en carne viva te amaré.

En secreto y en silencio, te amaré
arriesgando en lo prohibido, te amaré
en lo falso y en lo cierto
Con el corazón abierto
por ser algo no perfecto, te amaré

te amaré, te amaré
como no está permitido
te amaré, te amaré
como nunca se ha sabido
Porque así lo he decidido
te amaré.

Por ponerte algún ejemplo, te diré
que aunque tengas manos frías, te amaré
con tu mala ortografía y tu no saber perder
con defectos y manias, te amaré.

te amaré, te amaré
porque fuiste algo importante
te amaré, te amaré
cuando ya no estés presente
seguirás siendo costumbre y te amaré.

al caer de cada noche esperaré
a que seas luna llena y te amaré
y aunque queden pocos restos en señal de lo que fue
seguirás cerca y muy dentro te amaré.

te amaré, te amaré
a golpe de recuerdo
te amaré, te amaré
hasta el último momento
A pesar de todo, siempre te amaré.

Miguel Bosè