23 e 24 Gennaio 2009

Teatro Comunale Alfredo Testoni di Casalecchio

Uno spettacolo tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano
e da un'idea di Ivan Castiglione e Mario Gelardi

"Se raccontassi queste vicende a una cena, in una qualsiasi città di questo paese, i miei commensali rimarrebbero così perplessi da faticare a credermi. O alla meglio direbbero che sono storie passate, di decenni trascorsi, di territori circoscritti. Storie siciliane, lontane, storie finite. Parlo del mio tempo invece, direi ai commensali. E del vostro paese, aggiungerei." (Roberto Saviano)

La realizzazione dello spettacolo Gomorra non è stata certo facile: l'idea che la camorra fosse un problema locale e che non interessasse al pubblico comportò una serie di rifiuti. Che andavano ad aggiungersi alle difficoltà che il giovane regista, Mario Gelardi, aveva incontrato nella collaborazione con l'autore dell'omonimo romanzo-reportage, Roberto Saviano. Difficoltà che si erano presentate allorquando il libro, ancora in fase embrionale, aveva scomodato le attenzioni di chi non voleva venisse pubblicato. Ne parlarono abbondantemente i giornali: le minacce, i telefoni muti, gli incontri in presenza della scorta, in luoghi sempre diversi. Poi è venuto il milione di copie vendute e la coraggiosa decisione del Teatro Mercandante di Napoli di produrre lo spettacolo.

Naturalmente, lo spunto che ha animato la genesi di Gomorra è stato quello di andare oltre il libro. Il lavoro è partito dalle bozze del romanzo, dalla versione non ancora andata in stampa. Gelardi, che ha scelto di raccontare le vite più significative per la sintesi teatrale, utilizza la storia di Roberto, e il suo rapporto con le varie storie, come filo rosso che percorre la scena. In un continuo rincorrersi di storie e personaggi, un movimento circolare che si annoda freneticamente, vengono presentate le due facce della camorra: il braccio armato, la parte istintiva e violenta, e quello "imprenditoriale", che non si sporca mai le mani e coordina gli interessi dei clan in tutto il mondo. Una realtà distorta e sconcertante nel suo essere tale. Sullo sfondo, una sorta di cantiere, in una città perennemente in costruzione, o, peggio, in continua decadenza dove il sangue si mescola allo sporco.

Saviano racconta che quella del teatro è stata per lui una sfida necessaria: da luogo per antonomasia della menzogna e della finzione a luogo della verità possibile. Spazio teatrale, quindi, come luogo che interrompe la solitudine, per dare voce a un racconto corale del nostro paese e per una presa di coscienza collettiva delle dinamiche che lo governano.

di Monica Zaghi