di Pamela Albanese

Il Teatro delle Moline, per una produzione di Nuova scena - Arena Del Sole, dal 5 al 16 febbraio 2009 ospita lo spettacolo La Signora Margherita. Si tratta di una pièce composta dal brasiliano Robert Athayde, trasportata in scena dall'attrice Marina Pitta in un brillante monologo.
Il pubblico entra in sala al suono di una campanella e viene accolto, così come si accolgono gli scolari, da una Signora Margherita che si presenta come maestra unica della classe-pubblico. La sua lezione spazia dalle scienze alla matematica, dalla storia alla geografia alla grammatica. La Signora Margherita, che ripete continuamente il suo nome parlando di sé in terza persona, è un'eccentrica tuttologa che impartisce spiegazioni strampalate e alquanto improbabili, come la sua interpretazione del fondamento primo della storia: tutti vogliono comandare su tutti. È l'anti-educatrice, calpesta i principi di solidarietà e apertura verso l'altro (inveisce contro gli stranieri). Contravviene a ogni metodo d'insegnamento mai postulato, spingendosi verso la formulazione di un proprio metodo educativo di alfabetizzazione delle masse.
La vicenda raccontata è la metafora del potere denunciato da Athayde. La figura dispotica della Signora Margherita, in fondo, non è altro che una vittima del potere, che prima l'ha forgiata a sua immagine e dopo la usa come strumento per plasmare le coscienze dei giovani allievi. È nel suo linguaggio bellico-militare che ritroviamo l'impronta del regime, in frasi come: "la disobbedienza non sarà tollerata", "io do gli ordini e voi obbedite", "la disciplina prima di tutto". È geniale mentre si impegna a inculcare alle giovani menti che l'e-voluzione è un concetto che equivale a zero, niente cambia mai; allo stesso modo anche la ri-voluzione è inesistente, è inutile. Per non parlare poi dei momenti in cui brandisce un bastone e lo agita in aria come un colonnello; conia e intona inni a ritmi di marce militari e costringe a cantare i presenti. Tutta la rappresentazione è un'interazione costante con gli spettatori-allievi, che sono interpellati, interrogati, spostati di posto messi in imbarazzo o addirittura in punizione dall'eccentrica maestra.
Marina Pitta si cimenta in un monologo molto faticoso sia per lo sforzo mnemonico che comporta, sia per complessità e intensità dell'interpretazione. L'istrionica attrice ora minacciosa, ora dolce con i suoi ragazzi, trasforma il suo viso e il suo corpo a seconda della maschera espressiva che desidera veicolare. D'altronde la parte richiede un certo spessore, Margherita è un personaggio che esprime per certi versi la complessità della natura umana: in lei vediamo rabbia, ma anche siparietti di umorismo e di tenerezza. Un attimo prima dispensa ordini, un attimo dopo si scioglie a giocare con un'allieva, esprimendo l'ampio spettro dei sentimenti. Magistrale la seconda parte della rappresentazione, quando in crescendo la Signora Margherita in preda ai deliri verbali si strozza in un raptus logorroico.
È doveroso ricordare che la buona messa in scena è anche merito del giovanissimo regista Emiliano Bulgaria, un laureato DAMS dell'ateneo bolognese che sta collaborando con l'Accademia dei Dispersi dal 2006 e si sta pian piano facendo strada nel panorama teatrale. La sua freschezza e il suo talento traspaiono in questa trasposizione dell'opera di Athayde e nella messa in carne e ossa del personaggio-bersaglio del testo. In fondo, nonostante la Signora Margherita sia l'insegnante bigotta che nessun vorrebbe mai avere, gli spettatori non possono che provare pietà per lei e per i suoi ragionamenti contorti.