Ragazze
Ragazze
Regia di Giorgio Gallione
con Lella Costa
Arena del Sole
dal 24 al 30 marzo 2009
di Stefania Pollastri
Parte da lontano Lella Costa, dal mito di Orfeo e Euridice, e come già ci aveva abituati con Traviata, Alice e Amleto, lo fa reinventandolo con ironia, mescolando poesia e attualità, dolce e amaro, per parlarci della questione femminile, o meglio, della Questione da cui dipende il futuro di tutti.
Ninfa lei, figlio di Apollo e della musa Calliope lui (uno che l'x factor ce l'aveva nei cromosomi!) Orfeo con il suo canto e la sua musica incanta e doma chiunque comprese belve e sirene, e soprattutto delizia la sua sposa, la ninfa Euridice, che un giorno, durante una passeggiata nel bosco, viene morsa da un serpente e muore.
Orfeo non si dà pace e decide di scendere agli inferi per riavere la sua amata.
E ci riesce, con il suo canto disperato e la sua musica riesce a fare breccia nella sensibilità di Ade che decide di rendergli Euridice, ma a una condizione : dovrà camminare davanti a lei per tutta la risalita senza mai voltarsi indietro.
Giunto ormai alla soglia degli inferi, Orfeo si volta.
Perché?
Da questo interrogativo apparentemente senza una risposta plausibile si snoda lo spettacolo.
Lella Costa allarga le maglie del mito per parlarci dell'amore e delle sue contraddizioni, del dubbio e della paura.
Quella che aveva Orfeo, il timore che a seguirlo non fosse la sua amata ma un'ombra, un simulacro.
Orfeo si gira per avere una rassicurazione e voltandosi la condanna a morte per sempre.
Non la ama dunque?
No non è questo.
Forse c'è qualcun altro in questa vicenda, come ipotizza Calvino, Ade, sotto il cui sguardo Euridice sceglie di abbandonare la certezza del "fuori" ed esplorare le lande desolate dell'altro mondo, dell'interno, del centro della terra.
Nel suo "l'altra Euridice" Calvino prende infatti in considerazione il punto di vista di Euridice e la sua volontà.
Orfeo sa forse che Euridice non vuole tornare e decide di lasciarla andare per sempre...
"Le donne i cavalier l'arme e gli amor", io canto.
Lella costa canta le Ragazze, Euridice e le altre, le donne che hanno in sé la vocazione alla ricerca, alla scoperta di sé e degli altri, capaci mettersi in gioco e di andare, con passo talvolta incerto, ma inesorabile... Capaci di amare testardamente, pervicacemente, al di fuori delle convenzioni sociali.
Canta le donne nonostante i cavalier di cui oggi resta ben poco, e che in nome di una ipocrita idea di parità sono stati capaci di far diventare un handicap la possibilità di generare la vita. ..."Gli uomini sono bravissimi nel Marketing... se le avessero gli uomini le mestruazioni ci sarebbero 5 giorni di riposo e adorazione, le cinque lune rosse le chiamerebbero! " (considera amaramente l'attrice).Canta le donne nonostante l'arme, la violenza, spesso domestica, che è la prima causa di morte per tutte le donne del mondo.
Canta le donne Lella Costa e a loro, in chiusura, confida un segreto.
Un segreto antico, quello che Dio, a suo tempo, confessò a Eva intenta a contemplare una mela e sul punto forse di scoprire la legge di gravità, mentre Adamo giaceva addormentato: il segreto dell'origine e della creazione, un segreto tra noi ragazze...
di Pamela Albanese
Prosegue l'impegno civile e artistico dell'attrice milanese Lella Costa sui temi femminili. Dopo gli ultimi monologhi di successo tra i quali Traviata (2002), Alice, una meraviglia di paese (2005) e l'ultimo Amleto, tutti raccolti in un libro edito da Feltrinelli, con prefazione di Michele Serra, l'autrice ci propone un nuovo spettacolo teatrale Ragazze, per la regia di Giorgio Gallione e i testi di Costa, Massimo Cirri e Giorgio Gallione. La tournée fa tappa all'Arena del Sole di Bologna dal 24 al 30 marzo 2009.
Sulle leggiadre note jazz di Stefano Bollani, l'attrice si presenta in scena, nel suo meraviglioso abito di tulle e strass creato dallo stilista Marras, all'interno di una bolla verdastra, che riverbera l'immagine della superficie terrestre da satellite, e lo fa per raccontare una storia che parla di terra e contiene tutte le altre storie: il mito di Orfeo ed Euridice. Un racconto allo steso tempo arcaico e contemporaneo, per il paradigma senza tempo che ci trasmette. Orfeo perde la sua Euridice, che muore uccisa dal morso di una vipera, per riprendersela tenta un'impresa mai compiuta da nessuno: scendere negli Inferi. Dopo faticose peripezie il signore dell'altro mondo acconsente a ridargli la giovane moglie. L'unica condizione che Ade pone è di non voltarsi lungo la salita che li conduce verso la superficie. Insomma una banalità immane considerate le difficoltà che già aveva superato. Ma Orfeo nell'ultimo tratto del percorso, improvvisamente e inspiegabilmente si volta. Incredibile. Riesce nel suo intento in un'azione a dir poco impossibile, e poi perché vanifica tutto? Quest'interrogativo, al quale nella storia si sono cercate mille risposte, è il fil rouge che impregna tutto il monologo della Costa. La vera ragione è che non c'è una ragione plausibile.
Il punto è che tutti si sono impegnati a indagare le ragioni di Orfeo e nessuno quelle di Euridice, dei suoi sentimenti, delle sue volontà. E se fosse stata lei a voler restare negli Inferi? Orfeo forse si è voltato per lasciarla andare perché aveva capito e voleva che almeno lei restasse libera, trovasse pace.
Nel Novecento si è esplorato anche il punto di vista di Euridice. Lo hanno fatto Rilke e Calvino. Quest'ultimo racconta una donna curiosa, che vuole esplorare, che è disposta a rischiare, che sperimenta il nuovo, l'altro da sé. Un pretesto questo per tornare a parlare del mondo contemporaneo e della questione femminile, ovvero la "questione", perché riguarda tutti. Lella lancia pillole di argomenti-emergenza cui è coinvolta la donna. Oggi, in un momento in cui il mondo si crede evoluto, la prima causa di morte per le donne è la violenza domestica, su cui spesso i parenti e vicini tacciono; o le mutilazioni genitali, che se non uccidono immediatamente, causano gravi problemi in età adulta. Insomma sul corpo della donna ogni sistema religioso trova qualche prescrizione da fare (regolamentazione sulla fecondazione assistita, sull'aborto) opprimendolo. Invece in epoche molto lontane, e per molto tempo le donne, in quanto detentrici del mistero della vita, erano "venerate". E il termine stesso infatti è ricollegabile all'universo femminile, basti pensare alla radice del verbo che richiama "venus".
Le donne avrebbero voluto il potere non per sé stesse, ma per tutti, per far sì che tutti potessero lavorare un po' meno. L'intero monologo offre spunti di riflessione su temi rilevanti, intrisi con l'ironia, a tratti gentile, a tratti pungente, che caratterizza lo stile di questa amata attrice che canta le donne.
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