Archivio Aperto 2018: "Video nel Kantiere" - intervista a Diego Cavallotti

4 novembre 2018

https://youtu.be/b1JRwbyQ_e8

 

Video nel Kantiere: vhs + prima generazione e scena radicale bolognese (1990-1992) è la proiezione gratuita che mostra al pubblico il materiale video prodotto dai movimenti sociali e studenteschi della Bologna di inizio anni '90. Se sei curioso di rivivere l'atmosfera di quegli anni, ti consigliamo di recarti domenica 4 novembre alle ore 15.30 al MAMbo in via Don Minzoni 14, dove potrai anche assistere alla mostra VHS+.

L'evento fa parte del programma di Archivio Aperto 2018 XI edizione, la rassegna che mostra i video privati e inediti raccolti da Home Movies - Archivio Nazionale del Film di Famiglia, della quale abbiamo già segnalato alcuni appuntamenti

Affascinati dai contenuti di "Video nel Kantiere", ci siamo chiesti cosa possa trasmettere ai giovani contemporanei l'esperienza della generazione degli anni '90 e abbiamo intervistato Diego Cavallotti, docente di Semiotica dei media audiovisivi presso l'Università di Udine e curatore dell'evento insieme a Lino Greco. 

  • Agli inizi degli anni '90 assistiamo allo sviluppo dell'audiovisivo e al suo progressivo sopravvento sull'informazione su carta stampata. I movimenti studenteschi bolognesi di quegli anni utilizzarono il mezzo del video per dialogare con la città e diffondere le loro rivendicazioni. L'esperienza del Videogiornale degli studenti del DAMS che impatto ha avuto, se lo ha avuto, sulle modalità o approcci comunicativi dei movimenti studenteschi e giovanili?

A mio modo di vedere, l’esperienza del Videogiornale del DAMS occupato deve essere letta in due modi: da una parte, in funzione delle innovazioni portate dal movimento studentesco della Pantera (1990) alla comunicazione; dall’altra in funzione della scena dei movimenti sociali bolognesi di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta.

Per quanto concerne il primo punto, va detto che, a livello nazionale, la Pantera fu all’avanguardia nella sperimentazione di nuove forme di comunicazione. A partire dal logo (un omaggio di due pubblicitari), passando attraverso una piena comprensione delle dinamiche legate al giornalismo televisivo, fino all’utilizzo del fax e delle prime reti internet che collegavano le università. In questo senso, il Videogiornale costituisce un’esperienza certamente unica, che, tuttavia, non si discosta dall’humus culturale e politico in cui si muovevano gli studenti della Pantera: una sperimentazione con i linguaggi del video con obiettivi di controinformazione e contro culturali. Vista oggi, potremmo parlare di una delle esperienze fondanti per il mediattivismo italiano.

Per quanto concerne il secondo punto, va sottolineato che molti membri del Videogiornale frequentavano la scena dei centri sociali bolognesi, in particolare l’Isola Nel Kantiere. Vi era, dunque, uno scambio continuo (socioculturale, ma anche di competenze tecniche) tra gli occupanti dell’Arena del Sole e i video giornalisti. Inoltre, all’interno della Pantera vi erano diverse anime: in particolare, era presente anche un collettivo LGBT, la Pantera Rosa (nome utilizzato anche dai Cattolici Popolari...ma questa è un’altra storia), i cui membri erano vicini al Cassero. Per loro, per esempio, il Videogiornale, che veniva trasmesso nelle aule dell’università occupata, era un’occasione per comunicare agli altri studenti il programma degli incontri, come se il video fosse una sorta di “social network analogico”.

  • L'esperienza del Videogiornale com'è stata recepita a Bologna e che lascito ha avuto?

Direi che il lascito maggiore dell’esperienza del Videogiornale fu la formazione di un gruppo di video attivisti che, durante quel periodo, imparò a maneggiare, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista dei linguaggi, un mezzo come il video, partendo “dalla base”, ossia da tecnologie amatoriali (camcorder Video8 e Hi8).

A livello più immediato, il Videogiornale ebbe un piccolo momento di notorietà non solo presso la comunità degli studenti, ma anche tra i lettori delle pagine locali de’ l’Unità, quando Stefania Vicentini dedicò loro un articolo.

  • Pratello TV è stata un'esperienza inserita nel contesto delle Telestreet italiane, ovvero le televisioni di strada indipendenti. Qual era l'obbiettivo e la forza di Pratello TV? Qual è stata l'accoglienza dei bolognesi?

Sì, in realtà si tende a far coincidere, come sembra suggerire il libro dedicato alle Telestreet di Berardi, Jacquemet e Vitali, un simile fenomeno con l’inizio degli anni Duemila e, in particolare, con l’esperienza di OrfeoTV.

Mutatis mutandis, Pratello TV rappresenta una sorta di sorella maggiore di OrfeoTV. Gli obiettivi, come quelli di OrfeoTV, lavoravano su due livelli: un livello nazionale e un livello locale. A livello nazionale, creare una TV di quartiere che sfruttasse le ombre nelle frequenze televisive significava contrastare il potere duopolistico, privato e statale, che si era formato all’ombra del pentapartito (poi quadripartito) e che faceva riferimento, ovviamente, a Fininvest e a RAI. Insomma, parafrasando Félix Guattari, potremmo sostenere che Pratello TV si costituisce come uno dei “virus semiotici” volti a intensificare la complessità della “guerriglia” mediale. A livello locale, invece, servì a consolidare (se non a creare) il legame tra gli occupanti delle case di via del Pratello 76-78 e i vecchi abitanti del quartiere. In questo senso, Pratello TV funzionò come un agente collettivo d’enunciazione (per citare sempre Guattari), tentando di contribuire alla creazione di una nuova identità del quartiere – non a caso trasmise anche durante la festa del 30-31 maggio 1992.

  • Cosa hanno in comune le esperienze di Videogiornale e Pratello TV?

Innanzitutto, la capacità di attingere alle forze creative più fresche e innovative che Bologna potesse offrire in quel periodo. Entrambe attraversarono i cambiamenti sulla scena musicale bolognese (tra i materiali del Videogiornale è presente un concerto dei Disciplinatha, mentre in Pratello TV compaiono membri dei Massimo Volume [Emidio Clementi e Vittoria Burattini] e degli Starfuckers [Manuele Giannini]), l’arrivo del cyberpunk in Italia, le trasformazioni interne ai centri sociali, etc.
Insomma, entrambe raccontano di una Bologna che, in continuità con gli anni Settanta, rappresentava l’avanguardia delle culture giovanili e underground d’Italia. Bologna era uno dei posti, forse il posto, in cui trasferirsi se eri giovane e volevi sperimentare con qualsiasi tipo di linguaggio e mezzo espressivo.

  • Cosa possiamo recuperare, o imparare, ancora oggi dall'esperienza di Pratello TV?

In un’epoca in cui la comunicazione politica è dominata dal fenomeno delle fake news, un’esperienza come quella di Pratello TV ci ricorda che la “buona” comunicazione non è solo connessa alla capacità di persuasione: è quella che si fonda sulla volontà di creare comunità aperte, coese e inclusive. In questo senso, il caso di Pratello TV, in cui si creano spazi di comunicazione condivisi tra i giovani attivisti della scena radicale bolognese e i vecchi abitanti del Pratello, è paradigmatica.


Informazioni e contatti 

Video nel Kantiere: VHS+prima generazione e scena radicale bolognese(1990-1992)
Domenica 4 novembre, ore 15.30 
Mostra VHS+
Dal 12 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Via Don Minzoni 14 

Archivio Aperto XI edizione
Dal 26 ottobre al 03 dicembre 2018 
Home Movies - Parri, Via Sant'Isaia 18-20
Tel: 051 3397243
Email: info@homemovies.it
Sito: homemovies.it